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La vita

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23 novembre 2008

Caro direttore,
oggi camminavo per la strada, i miei piedi si muovevano, il pensiero viaggiava veloce ,le mie orecchie ascoltavano il vociare intorno. Il Duomo sullo sfondo di un cielo violaceo toglieva il fiato.
I miei occhi vedevano la bellezza di un accenno di sera.
Ero io, ero io incantata, la mia vita.
Cos’è la vita più forte, più debole della nostra volontà?
E’ la nostra volontà di vivere a far scorrere il sangue nelle vene, è la nostra volontà che ci spinge la mattina ad accoglierla e ad alimentarla. Se il pensiero si facesse debole, a poco a poco cesseremmo di respirare, mangiare, reagire, la vita diventerebbe flebile come una fiammella tremante e si spegnerebbe.
La non volontà di vivere, la depressione può arrestare la vita giorno dopo giorno. Il nostro pensiero è più forte della vita, la vita è l’estensione del pensiero e della sua determinazione.
C’è la mia vita, c’è la tua caro direttore, c’è quella di mio marito, di Mollica, del barista che mi ha servito il the, del ragazzo che mi ha urtato all’uscita delle Messaggerie, c’è quella del rompiballe con le sue rose, del venditore di aereoplanini, della mamma che allattava il suo piccolo al tavolino del bar.
Questa è la vita, queste sono le vite; tante, tantissime esistenze che si toccano, si guardano, ci accompagnano, ci feriscono, ci fanno ridere e ci fanno piangere.
Le vite che incontriamo ogni giorno, alla fermata del tram, suo posto di lavoro, per la strada, nei negozi, a teatro, a scuola. Vite che amiamo, oppure che non conosciamo, di cui ignoriamo l’esistenza, che ci fanno incazzare, che ci lasciano e volano via quando qualcosa non di divino, ma di molto umano, la morte, ce le porta via; vite che rimpiangiamo, che ricordiamo, che dimentichiamo.
C’è la vita di mio marito paziente e ordinata, non c’è la vita del figlio che non è nato e che mi manca, c’è la mia vita che sta scrivendo queste righe e chissà domani.
Non esiste una vita “collettiva e astratta”, esiste una moltitudine di vite che si prendono e si lasciano, si incontrano e si perdono. La vita del sangue che circola, del cuore che pulsa, del rene che filtra, delle sinapsi che regolano i neuroni non è materia di filosofia; è la mia pancia e il mio cervello, il mio cibarmi e il mio pensare, il mio amare e il mio odiare, il mio agire e il mio riposo.
La vita sono le mie cellule così come il tuono è il rumore prodotto dallo scontro di due masse elettricizzate e non ciò che la mitologia interpretava come le liti fra gli dei.
La mia vita sta qui, sta nella mia casa e un giorno quando si sarà fatta sempre più debole o quando deciderò che è arrivato il momento di separarmene non ci sarà più.

Roberta Lattuada

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