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Le affinità elettive (…tra me e Miscione)

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29 gennaio 2010

“Le affinità elettive” si intitola un bel romanzo di Goethe.
Ma affinità in un contesto “elettorale”, se non elettivo, c’è anche tra me e il signor Fulvio Miscione, che scrive una chiara lettera a VN, esprimendo quello che personalmente meditavo da qualche giorno a questa parte.
 
Anche io ho ricevuto in questi giorni al mio domicilio, come tutti i cittadini di Casorate Sempione, il giornalino comunale, che da noi si intitola Casorate Oggi. L’ultimo numero che probabilmente uscirà con la presente Amministrazione, vicina allo scadere del suo mandato.
 
Quanto mi è sempre piaciuto contribuire con le mie parole (io che sono una cultrice dell’espressione scritta e che come lavoro svolgo quello di insegnare a tanti studenti come scrivere e come farlo efficacemente) a questo giornale! Quanto spazio me ne sono sempre ritagliata quando ero Assessore, quanti numeri del giornalino ho riempito delle mie osservazioni, dei resoconti degli eventi e delle novità casoratesi, quante riflessioni ci ho lasciato! Mi è sempre sembrato un organo di informazione essenziale degli amministratori verso i loro concittadini, mi pareva un dovere quello di dare dettagliate notizie di dialogare con loro spiegando perché e secondo quali disegni e princìpi sceglievo qualcosa o ne facevo un’altra o ne organizzavo un’altra ancora.
 
Dopo quattro anni dall’inizio del mandato, iniziato per me nel 2005, il mio Sindaco mi ha tolto le deleghe che mi aveva attribuito. Troppo lungo spiegare. Diciamo: può succedere.
Da quel momento, però, pur essendo io restata a sostenere la mia maggioranza, e non essendone uscita per costituire un gruppo di opposizione, come legittimamente hanno fatto i due Consiglieri di Casale Litta nominati dal signor Miscione, sono stata vittima di continui “dispetti”, di una specie di isolamento sociale e politico, di emarginazione da parte di tutto il mio gruppo.
Giudicata inaffidabile da parte del primo cittadino, per osmosi sono divenuta sgradita a molti della compagine politica cui appartenevo: pochissimi mi sono rimasti amici e umanamente vicini, i più si sono dileguati prendendo ben bene le distanze dalla reietta.
Non sono più stata chiamata a nessuna riunione relativa a progetti futuri, nessuno mi ha più coinvolto in nulla, né attività pratica né progetto politico, pur essendo stato positivo il mio operato e non certo superfluo il contributo che ancora avrei potuto dare.
Ho conosciuto l’umiliazione di vedere respinto un mio pezzo dal periodico comunale, sul quale non avevo più diritto a spazio non essendo più Assessore.
Mi sono vista recapitare lettere che mi invitavano ad attenermi a rigidissimi orari, anche solo per entrare nel Municipio. Nelle pagine del giornale comunale, però, in quest’ultimo numero che costituisce un bilancio dei cinque anni di mandato, trovo tanti riferimenti e addirittura complimenti al lavoro degli Assessori, tutti, indistintamente, perché improvvisamente diventa qualificante e distintivo per l’Amministrazione anche quello che prima era inadeguato, negativo, attribuito a me sola naturalmente, come alla pecora nera.
Insomma, ho dovuto ingoiare tanti rospi, tacere e mandare giù, anche se non capivo bene in nome di che. Ingoio ora anche gli ultimi bocconi amari, ma adesso è più facile farlo, ho sviluppato l’abitudine.
 
Trascorso un anno da quel momento, che per me non fu certo facile, mentre mi preparo ad un progetto nuovo e ritrovo la forza di guardare al futuro, ecco le splendide parole del signor Fulvio, che già ho fatto mie, perché anch’io ho vissuto “la mortificazione di un progetto”, ma ora ho ancora voglia “di pensare ad altro, a qualcosa di costruttivo”; “indipendentemente dal mio livello di coinvolgimento personale” tornerò quindi al lavoro: avverto la “necessità di iniziare a lavorare nella direzione che darà modo ad ogni cittadino di poter giudicare, senza preconcetti e condizionamenti, i miei comportamenti”.
Credo anch’io fermamente che un’idea, accarezzata, nutrita, fatta crescere non sia valida solo se esce vincitrice dalle urne elettorali, ma sia tanto più valida quanto più riesce a sopravvivere ad una sconfitta, “nel cuore di chi, dal giorno dopo, sarà ancora capace di riproporla con lo stesso entusiasmo di prima”. 
E per una insegnante di lettere classiche come la sottoscritta, come non fare proprie, poi, le parole del poeta Pindaro, proposte dal signor Fulvio a monito per quello che verrà e che dicono “Vivi quello che sei! In modo prudente, giusto, forte e con temperanza!”.
 
Grazie, signor Miscione, dell’iniezione di ottimismo e vitalità che con la sua lettera mi ha infuso.
Grazie di averla resa pubblica, aperta, non solo indirizzata al suo Sindaco, che non l’avrebbe, forse, manco capita.
Rita Gaviraghi

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