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Le menzogne della Storia

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7 aprile 2011

Possedeva la terza flotta mercantile del mondo, la prima nave a vapore in Italia che univa Napoli  
a Palermo in 18 ore, e il primo transatlantico che collegava il Mediterraneo all’America, nonché  
cantieri navali primi nel Mediterraneo e quarti nel mondo, che davano lavoro a decine di migliaia di  
persone. Era all’avanguardia nella tecnologia, nell’industria, nell’economia e nelle costruzioni, con  
la realizzazione della prima ferrovia in Italia e la prima galleria ferroviaria del mondo, e innovativa  
a livello mondiale nell’industria tessile. Era il più ricco, il più popolato, il più esteso d’Italia, con  
la maggiore occupazione nell’industria e nell’agricoltura, nonché ricchissimo di cultura e di tesori 
dell’arte, con leggi all’avanguardia, istruzione obbligatoria, e agevolazioni per le giovani coppie che  
ricevevano casa e arredi al momento del matrimonio.
 
Inoltre vi venne realizzato il primo telegrafo, il primo osservatorio astronomico italiano, il primo 
osservatorio sismologico con annesso osservatorio meteorologico. Napoli era una delle città più 
importanti d’Europa e del mondo, disponeva di un sistema fognario e dell’illuminazione a gas, e fu la prima città a portare l’acqua corrente nelle case. Vi venne istituito il primo orto botanico ed il primo cimitero per i poveri, ed era anche la prima città d’Italia per numero di tipografie, pubblicazione di giornali e riviste, Conservatori Musicali e Teatri, e vi ebbe luogo il primo esperimento italiano di illuminazione elettrica. Tanti i primati tecnici, sociali e culturali durante il regno di Ferdinando II, molto attento alle esigenze del suo popolo come lo dimostra la pressione fiscale sui suoi sudditi che era la metà di quella esercitata dai Savoia sui piemontesi. Vengono bonificate le terre paludose e realizzate regge tra le più belle del pianeta, senza contare i primi scavi di Pompei; e l’elenco potrebbe continuare ma rimando alle varie fonti disponibili su internet oltre che alla trasmissione Ulisse-Il Regno delle Due 
Sicilie-Napoli dalla quale ho tratto questi dati.
 
Ma ciò che faceva più gola a Cavour e ai Savoia, era quel miliardo e duecento milioni in oro depositato nel Banco delle due Sicilie, somma ragguardevole se si pensa che il patrimonio monetario del regno dei Savoia era di appena venti milioni, quindi un sessantesimo di quello dei Borboni. Tra l’altro sembra che a quei tempi l’unico Stato ad usare carta moneta in luogo di monete in oro e argento fosse proprio il regno dei Savoia, e che inoltre la moneta piemontese fosse considerata dagli altri Stati come carta straccia in quanto priva del controvalore in oro.
 
Ecco spiegato il motivo dell’invasione, spogliare il Regno delle due Sicilie. E i Savoia si arrischiarono a tale passo perché avevano corrotto tutto quanto era corruttibile, generali borbonici compresi. A meno che non si voglia credere che siano stati i mille volontari garibaldini a sconfiggere l’esercito borbonico, forte di centomila soldati armati e addestrati, e la marina più potente tra gli stati italiani. Nella battaglia di Calatafimi infatti ci furono circa trenta morti come in una guerra tra bande. Diverso sarebbe stato il numero dei caduti se in campo ci fossero stati due eserciti.
 
Accenno brevemente anche agli interessi economici di Cavour che era il maggior azionista della Banca Centrale degli Stati Sardi, la Banca privata che stampava moneta per conto dei Savoia. Questi personaggi sono diventati eroi nazionali, liberatori del popolo meridionale oppresso (sic!) dai Borboni, sono diventati padri della Patria, perché si sa che la storia dei vinti è scritta dai vincitori.
 
Generazioni e generazioni di italiani hanno studiato nelle scuole queste menzogne e ancora oggi, che le fonti per conoscere la verità sono alla portata di tutti, ci dobbiamo sorbire la lezione di storia di Benigni che fa l’apologia di personaggi mediocri che hanno agito perché mossi da avidità ed interessi personali.
 
Ma noi italiani siamo così assuefatti alle menzogne che ce le beviamo continuamente come acqua fresca. Vi ricordate il sacco di Palermo. Mentre Riina spadroneggiava in Sicilia, Andreotti sosteneva che non c’era alcuna prova definitiva dell’esistenza della mafia. Per non parlare di ciò che asseriva il sindaco di Palermo Salvo Lima sullo stesso argomento, anzi non sosteneva nulla, rispondeva con un sorriso come per dire: credete ancora nelle favole?
 
Ed oggi?
 
Ai giorni nostri la verità, se è scomoda ai potenti, viene spacciata per carta straccia e la menzogna per oro zecchino. La menzogna è reiterata tante volte finché non diventa prima verosimile e poi vera. Certo, nell’era dell’informatica abbiamo molti modi per conoscere la verità, però costano tempo e fatica. Altre sono le cose che ci allettano, e giustamente!
Pasquale Faseli

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