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Le mille stranezze notate al Del Ponte

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20 aprile 2007

Gentile direttore,
Oggi mi è nato un figlio, più precisamente all’ospedale Filippo del Ponte, quel padiglione o dependance del Circolo, specializzata in ostetricia e ginecologia, di cui qualche mese fa si è parlato molto se lasciarlo comè o trasferirlo al nuovo ospedale.

Volevo già scrivere queste mie osservazioni da tempo e lo ricordavo proprio stamane con mia moglie mentre, in sala parto, eravamo sconsolati e rassegnati ad attendere che si liberasse un posto letto poichè non ce ne sono abbastanza.
Ricordavamo proprio le dichiarazioni degli “addetti ai lavori” (leggasi primari, professoroni e, anche, politici di grido), riguardo al DelPonte come fiore all’occhiello, che va tutto bene, che non c’è bisogno di trasferirlo in un nuovo sito, cioè in una nuova struttura.
Già mettersi a discutere di un problema del genere un mese prima dell’inaugurazione (virtuale) del nuovo ospedale per me è una cosa da deficienti. Significa che ci si è accorti di aver dimenticato qualcosa nella pianificazione della nuova struttura o ci si è accorti che nella nuova struttura c’è più spazio disponibile e quindi ci si può mettere un reparto in più?

Anche le espressioni delle infermiere mi sembravano eloquenti alle mie battute sulla necessità di maggiori spazi, di miglior distribuzione dei locali, di una struttura più funzionale, ecc.
Sono domande che elenco di seguito (abbiate pazienza è un po’ lungo) allo scopo di provocare delle risposte sensate o (oso sperare troppo, è un’utopia dopo che l’elefante in vent’anni ha appena partorito il topolino) un vero progetto di ospedale.

Mentre attendevo la visita preliminare della moglie è giunta una lettiga con una giovane donna, incinta, con non so quale problema. Ebbene: siccome le due sale di visita erano occupate ha atteso diversi minuti nell’atrio prima di essere visitata. A prescindere dall’effettiva gravità o meno del caso, possibile che non vi sia una saletta, un locale, un posto dove ricoverare i casi urgenti? Dopotutto è giunta con l’autolettiga.

Perchè erano occupate le sale di visita? Perchè c’erano diverse signore che dovevano farsi fare, penso io, delle visite ginecologiche. Va bene, ci mancherebbe altro che debbano attendere ore prima che si liberi un dottore dalle partorienti, ma possibille che non vi sia la possibilità di separare chi sta predisponendosi alla nascita del figlio da chi sta eseguendo delle visite di routine o di cura? Il tutto, si badi bene, in mezzo ai parenti delle partorienti che (oltre che normale ansia di padre o di nonna mi sembra anche un po’ maleducazione) osservano, guardano, ascoltano fregandosene di stare nella sala d’attesa.
Mi sembra un problema di logistica: mentre tua moglie è ricoverata e tu attendi diligentemente nella sala d’attesa (unico “pirla” che sta in sala d’attesa come è prescritto e ricordato dai vari cartelli affissi alle pareti, mentre gli altri padri e nonni gironzolano e manca solo che entrino nella sala dove la ginecologa sta visitando tua moglie!) vedi passare ogni tipo di personaggio e accadere ogni tipo di situazione: l’infermiere che scende dal piano superiore con le urine da analizzare che incrocia i parenti con i fiori in mano che salgono a visitare la puerpera, il lettino con la partoriente che viaggia verso la sala parto in mezzo a gente che chiacchiera delle sue intimità doloranti, il medico che in camice e ciabatte/zoccole asettiche esce per fumarsi una sigaretta, un via-vai di persone che passano indistintamente dal vano scale ai reparti e viceversa, ecc.
Ti rendi conto innanzitutto che, grazieadio, gli anticorpi sono dei potenti difensori della nostra salute.
I lettighieri del caso della giovane donna incinta arrivata in autoambulanza, dopo averla trasferita su un lettino di corsia, hanno atteso – non esagero – almeno 10 minuti prima che si liberasse uno dei due ascensori che servono lo stabile. Perchè gli ascensori sono utilizzati indiscriminatamente da chi visita e da chi lavora?
Ma mi domando e domando agli addetti ai lavori: ma non sarebbe meglio una struttura dove vi sono delle separazioni nette tra chi è dentro perchè vi lavora o vi è ricoverato e chi invece è solo un visitatore occasionale? Questo ovviamente non si può ottenere in una struttura esistente ma occorre progettarla ex-novo.

Seconda osservazione: per chi non fosse pratico al DelPonte di Varese c’è il pronto soccorso pediatrico, al piano terra proprio a destra dell’ingresso. Si tratta di quattro stanzette (due ambulatori di visita e due sale d’attesa).
Proprio giorni fa, per l’altra figlia, abbiamo dovuto correre a questo pronto soccorso: chiaramente l’attesa è di un paio di ore prima di essere visitata.
C’era una bambina con una probabile frattura al braccio che è stata mandata a fare la lastra . . . non in un altro reparto, ma direttamente al Circolo con l’autolettiga.
Il metodo (ho sperimentato anche quello in un’altra precedente occasione) funziona così: c’è un’autolettiga ferma all’ingresso, ti fanno salire e ti trasferiscono al Circolo, al reparto che serve (ortopedia, radiologia, ecc.).
Là, ovviamente, ti trovi in mezzo ad un corridoio (se ti va bene c’è una pseudo stanza di attesa con delle sedie, la volta che è capitato a me mi hanno visitato la figlia in un locale ripostiglio dei medicamente su una scrivania…non dico il reparto per decenza) ad attendere che qualcuno ti chiami.
Il più delle volte il/la bambino/a – dopo le due ore di attesa precedenti – o sta dando in escandescenze (per il dolore o per la stanchezza) o ti si è addormentato in braccio (per la stanchezza).
Quando ti va bene, cioè nel caso che non c’è nulla e te ne puoi tornare a casa tranquillo, devi attendere però che ci sia l’autolettiga che ti riporti al DelPonte. No, non puoi andarci a piedi (dopo varie decine di minuti nei quali sei sempre lì che attendi in mezzo al corridoio, ti viene spontaneo afferrare il medico che passa e proporre che tornandotene a piedi ci metteresti meno) perchè la responsabilità è loro. Chiaramente nel frattempo quell’autoambulanza sta svolgendo il suo lavoro di soccorso, quindi non ti resta che attendere che qualche mezzo sia libero e venga a tappare il buco del trasferimento DelPonte-Circolo-DelPonte. I tempi di attesa sono sempre oggetto di scommesse, di solito vince chi spara più ore!!!
Se invece non ti va bene, cioè devono ricoverare tuo figlio, oltre che l’attesa hai anche la preoccupazione di vedere che il tempo passa e tu sei lì ad aspettare un’autoambulanza che non arriva (non so se mi spiego!).
Ma vi sembra un servizio efficiente? Si può dire che sia una cosa logica? Chi discuteva e chi ha poi ottenuto che il DelPonte rimanga dov’è, le conosce queste cose o le ignora?

Giro tutte le domande: se tutto ciò vi sembrano esagerazioni o osservazioni futili non mi aspetto di avere risposte, non vi auguro certo di trovarsi a provare sulla vostra pelle…

Cordialmente

Franco Barlocci - Varese

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