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Le parole pericolose di Papa Francesco

papa francesco milano 2017
La visita nel carcere cittadino di Papa Francesco
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18 luglio 2017

POVERTA’: LA SOLITUDINE DI PAPA FRACESCO

Cara Mara,

il tuo invito a leggere il documento di papa Francesco sulla GIORNATA MONDIALE DELLA POVERTA’ mi ha turbato. Leggendo le sue parole mi sono sentito inadeguato, non coerente, chiedendomi se posso ancora definirmi credente oppure senza saperlo sono diventato anch’io ateo come tanti o forse tutti.

Le parole di papa Francesco sono semplici ma dirompenti, come macigni: “Non amiamo a parole ma con i fatti”. Chi vuole definirsi credente in Cristo, non bastano le belle parole, le preghiere, i rosari ecc. ecc. ma ci vogliono i fatti. E oggi i fatti dicono che ci sono in Europa migliaia e migliaia di emigranti che chiedono aiuto ma che nessuno vuole più, con la scusa che sono diventati troppi.

E’ un documento che certamente scatenerà forti contrapposizioni politiche tra tutti coloro che agitano paure e nuovi populismi e che vedono negli immigrati coloro che turbano il nostro benessere e la nostra sicurezza. Qualcuno potrebbe addirittura definire questo documento, inopportuno, così come una volta fu definito ESPERIENZE PASTORALI, il libro di don Lorenzo Milani

E’ un documento importante, da far conoscere, prima che finisca in un cassetto, lasciando che la polvere compia la sua missione anestetizzante, ma consapevoli che può turbare le coscienze di tanti nostri fratelli e sorelle, giovani e meno giovani, che trascorrono felici e contenti il loro tempo con quel giochino micidiale, gli smartphone, che qualcuno ha definito tecnologia demenziale.

E’ un documento che interroga tutta la politica quando dice: “Se, pertanto, desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione.” Parole che vanno però messe in pratica solo con iniziative pacifiche e nonviolente, per evitare che qualcuno faccia quanto è successo l’altro giorno ad Amburgo per protestare contro il G20 con 213 poliziotti mandati in ospedale e una città messa a ferro e fuoco, solo per contestare che i governati della Terra si incontrino e parlino. Non è forse giusto che si parlino con le parole o devono farlo solo con le bombe?

C’è però una considerazione amara nel leggere queste lettera, una sorta di solitudine di papa Francesco, inascoltato dai Grandi della Terra, ma anche forse nemmeno dai suoi più stretti collaboratori, lasciandoci nel nostro quieto vivere, facendo “una volta alla settimana i nostri gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza” Ma se lo lasciamo solo rischiamo di diventare un po’ tutti credenti-atei, coloro che si illudono che per essere buoni cristiani basti andare una volta alla settimana alla Messa, laici e ministri di Dio compresi. Una definizione coniata decenni or sono da padre Davide Maria Turoldo, quando ci vantavamo di far parte di quel mondo capitalistico occidentale europeo con la presunzione di dirigere il mondo. Caifa decise di mettere in croce Gesù Cristo con questa giustificazione: meglio che muoia una persona che mettere in discussione l’intera società.

Anche gli americani sostengono oggi che papa Francesco è la persona più pericolosa del mondo intero. Sostenere che “Così anche la fede, se non è sostenuta dalle opere, in se stessa è morta” sono parole veramente provocatorie.

Per queste ragioni cara Mara, ti ringrazio per avermi mandato questo documento, che ha scosso la mia coscienza e che spero possa scuotere la coscienza di tutti coloro che lo leggeranno, per evitare di lasciarci vivere nelle nostre illusioni o nei nostri peccati. La speranza ora è quella di passare dalle parole ai fatti, per non fare la fine di quel sacerdote che vide ma passò oltre, come nella parabola de buon samaritano.

Emilio Vanoni

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