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Le primarie e gli Smemorati

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24 novembre 2012

Egr. Direttore,
Dubito che l’attuale grave crisi politica che attraversa il nostro Paese possa essere risolta con l’introduzione delle primarie. Anzi, per certi versi, qui in Italia potrebbero non solo risultare inutili,
ma dannose e pericolose per la stessa democrazia, prefigurando un presidenzialismo strisciante che, senza regole di controllo, potrebbero preludere a nuove forme di dittature. Questo importante strumento di democrazia diretta, rischia di essere offuscato dalla leggerezza con cui viene introdotto e gestito. Nel centro-destra si sta assistendo ad uno spettacolo che rasenta la comicità. Ma anche nel centro-sinistra si va alle primarie illusi di vincere le prossime elezioni, anche se è quasi certo
che, dato che nessuno dei due schieramenti avrà la maggioranza, alla fine sarà riconfermato Monti alla Presidenza del Consiglio, con l’avallo dell’attuale Presidente della Repubblica. Dopo tutte queste primarie “lo richiameranno ancora in servizio” visti che tutti lo rivogliono in un ruolo primario. Poi illudersi che affidando a Tizio o Caio la guida del Paese, questi possa risolvere tutti i gravi problemi dell’Italia, è pia illusione, creando maggiore sfiducia nei partiti. Piuttosto di nomi io parlerei di contenuti, che non ci sono, ma solo di vaghe promesse elettorali o buoni propositi, visto che i prossimi 5 anni saranno per l’Europa solo di sacrifici: se lo dice la Merkel forse c’è da crederci.
Sulla riforma della legge elettorale, il grande sconcerto lo dà il PD, che dopo aver definito l’attuale legge una porcata, non la vuole più modificare, dichiarandosi contrario alla reintroduzione delle preferenze e confermando quel assurdo premio di maggioranza con cui nelle ultime elezioni il partito di Berlusconi ha conquistato con la minoranza dei voti, la maggioranza dei parlamentari. Semplicemente inconcepibile pensare che un partito con il 30% dei voti pretenda il 55% dei seggi. Quelli del PD sono degli smemorati: non si ricordano più che i loro padri nel 1953 fecero una feroce battaglia contro la “legge truffa” che dava il 60% dei seggi parlamentari alla coalizione che superava il 50% dei voti. Quella legge, che non passò per l’ostracismo dei comunisti, oggi sarebbe una perfetta legge elettorale con un giusto premio di maggioranza, dato ad una maggioranza e non ad una minoranza.
Quale le riforme da introdurre per uscire da questo pantano. La prima è riforma dello strumento referendario confermando un rigoroso referendum solo abrogativo e introducendo uno propositivo, abolendo il quorum: quando il Parlamento è paralizzato, si abbia il coraggio di chiedere al popolo sovrano cosa fare. La seconda riforma è sancire una volta per tutti che il voto è solo un diritto e non un dovere: gli indecisi è lecito che non vadano a votare introducendo l’iscrizione alle liste elettorali,
che potrebbe essere rappresentare l’unica fonte di finanziamento ai partiti e basta, versato solo da
chi va a votare. Ristabilire la centralità del Parlamento con l’elezione del Presidente del Consiglio con le stesse modalità del Presidente della Camera o del Senato, come per esempio avviene in Svizzera, il Paese con il più alto tasso di stabilità mondiale. Cosa serve fare l’elezione diretta di un presidente, che per essere eletto deve fare campagne elettorali dispendiose fatte sole di slogan e promesse, al limite della demagogia. Personalmente sono poi scandalizzato che tutti i partiti promettano la diminuzione dei parlamentari, cavalcando l’antipolitica, anche se sarei favorevole alla introduzione di una norma che rapporti il numero degli eletti sulla base dei votanti. Già con questa norma già oggi si diminuirebbe del 50% il numero dei parlamentari. Giusta e sacrosanta la diminuzione di tutti i privilegi dati alla politica. La politica deve tornare allo spirito del servizio non più alla bramosia del potere e i partiti per rinnovarsi, devono diventare come le organizzazioni di volontariato, ove non esiste nessuna corsa alle poltrone, anzi è il contrario.

Emilio Vanoni

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