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Le radici di una civiltà

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23 novembre 2008

Egregio Direttore,
ogni volta che sento parlare di “radici cristiane”
mi vengono delle eruzioni cutanee, poi mi gratto
come un cane assalito da una mandria di pulci: è
una reazione viscerale, di pancia, non delineata
razionalmente. Allora vorrei provare ad intavolare
un minimo di concatenazione logica, più che altro
per capire da dove proviene la mia allergia.
Ordunque, se si parla di radici si presuppone che
ci sia anche la pianta, ci siano le foglie e
persino succulenti frutti. Le radici sono quella
parte della pianta che trae nutrimento dal
terreno, e lo canalizza su per il tronco, e lo
porta fino alle estremità della pianta, la quale,
se ben nutrita, produce buoni frutti.
Reciprocamente, se osserviamo una pianta carica di
buoni frutti, significa che le radici hanno fatto
bene il loro lavoro, e quindi possiamo senz’altro
dire che quelle radici hanno il merito di aver
prodotto i buoni frutti.
La pianta in questione si chiama Civiltà
occidentale (Europa ed Usa, principalmente). Se
vale la regola che delle radici religiose
producono piante e frutta, significa che nel
giardino terrestre, a tante religioni,
corrispondono altrettante civiltà.
Avremo pertanto le radici animiste, per la civiltà
africana, le radici ebraiche, per la civiltà
israeliana, le radici islamiche, per la civiltà
mediorientale, le radici induiste, per la civiltà
indiana, le radici buddiste, per la civiltà
tibetana, e via cantando. Osservando il giardino,
non è difficile notare che le piante non sono
tutte rigogliose e cariche di buoni frutti: talune
sono rinsecchite, altre senza frutti, altre ancora
i frutti li hanno ma sono frutti amari. Osserviamo
allora la pianta occidentale, e cerchiamo di
capire quali frutti abbia, dolci o amari che
siano, verifichiamo le foglie ed i rami, insomma
vediamo il suo stato di salute.
Il primo punto di forza che caratterizza la
civiltà occidentale, è il tipo di organizzazione
sociale che questa si è data: ci vantiamo di avere
delle moderne democrazie, spesso repubbliche,
spesso laiche (almeno sulla carta). Questi sono
dolci frutti, che non hanno mai tratto nutrimento
dalle radici religiose, ma al contrario esistono
nonostante quelle radici. Il secondo punto di
forza della civiltà occidentale è il progresso
scientifico: secoli di scoperte ed invenzioni, che
applicate al quotidiano hanno cambiato, spesso
migliorandola, la vita dei cittadini occidentali.
Anche questi sono dolci frutti, che non hanno
tratto nutrimento dalle radici religiose, ma al
contrario esistono nonostante il veleno di quelle
radici.
La pianta occidentale presenta poi una rilevante
quantità di frutti amari, di foglie raggrinzite e
malate, di rami secchi. La rivalità fra stati e
popoli dello stesso continente, che spesso è
sfociata in conflitti armati, e ancor più spesso
ha avuto origine o carburante dalle rivalità fra
religioni dello stesso ceppo (cristiano, appunto),
il desiderio di conquista e dominio di terre
lontane, la sottomissione e spesso lo sterminio di
popoli innocenti e lontani, solitamente con il
pretesto di convertire gli indigeni alla religione
“occidentale” o al sistema “democratico”, salvo
poi succhiare le risorse di quelle terre e
spartirle fra potere politico e religioso, la
competizione senza freni, voluta mente senza alcun
freno, che rafforza l’egoismo e quanto di più
becero alberga nell’animo umano, competizione che
sta alla base dell’abissale divario economico fra
cittadini, dei disastri ecologici, delle iniquità
sociali.
Probabilmente sono questi i frutti, amari, che
sono cresciuti grazie alle radici cristiane, ma
non credo sia conveniente vantarsene.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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