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Leadership e culto della personalità

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10 giugno 2011

Caro direttore
Nella storia dell’umanità in ogni tempo e in ogni luogo le varie società hanno avuto bisogno di un capo. Sia esso un capo carismatico che si è imposto grazie a sue doti particolari ed eccezionali, sia che occupi il posto apicale per discendenza dinastica o perchè scelto in qualche modo dal popolo (per acclamazione o mediante libere elezioni). In ogni caso la leadership costituisce un punto di forza, un centro di potere che talvolta può essere interpretato ed esercitato in modo più o meno autoritario, spesso anche a danno di molti ingenui che in buona fede hanno concorso alla sua elezione.
Anche per questo si dovrebbe sempre evitare, da parte di tutti, di cadere nel tranello del “culto della personalità” (già stigmatizzato da Krusciew al XX Congresso del P.C.U.S. con la “destalinizzazione” e l’estromissione delle spoglie di Stalin dal mausoleo di Lenin) e sarebbe sempre necessario mantenere un vigile controllo sull’operato dell’esecutivo in carica. Ma per questo serve una maturità culturale ed un’alta coscienza democratica (che il popolo italiano sembra inizi solo ora a possedere ) in modo da prevenire il male alle radici piuttosto che successivamente curarlo. Bisognerebbe cioè evitare di eleggere a cariche istituzionali di rilievo certi personaggi che, per la loro storia personale e la loro natura psicologica, possono anche incantare e affascinare le masse con false promesse ma alla fine, anche avvalendosi del concorso di tanti personaggi della loro risma e di una propaganda mediatica ben orchestrata, le strumentalizzano e le sottomettono al loro potere (“libertà dei servi”, come è stata definita, non vera “Libertà”).
Ora che il vento sta cambiando e, grazie anche al voto giovanile, il popolo italiano sembra essersi svegliato e comincia ad assaporare il gusto della LIBERTA’, non s’illudano i vincitori e non commettano gli errori del passato. Infatti non hanno vinto per merito loro ma per l’inconsistenza e l’incapacità degli altri, ossia per l’“implosione” di un sistema padronale nepotistico e corrotto che finalmente gli Italiani (i giovani in particolare, che per fortuna sono riusciti a trascinare anche molti “adulti”) hanno smascherato e per la massima parte rifiutano, nella speranza di lasciarselo definitivamente alle spalle.
Ma se anche servono i “leader” per attrarre e coagulare il consenso e le speranze delle masse, non si compia l’errore di trasformare costoro in “capipopolo”, in “padroni” da cui tutti gli altri devono dipendere passivamente come tanti Yes-men: si eviti il famigerato “culto della personalità” caro alle dittature ed ai totalitarismi in genere, si lasci a tutti la possibilità di espressione, di critica e di proposizione (per questo sarebbero utili anche i Referendum “propositivi”), si ascolti la VOCE dei CITTADINI che troppo a lungo è stata soffocata per far sentire solo quella del “capo-padrone”. E proprio per evitare l’eventualità che si crei un nuovo “culto della personalità”, che la Storia ci insegna quanti danni abbia procurato all’Umanità, suggerirei a tutti i partiti che si sono opposti a questo regime (ormai appartenente al passato ma che, anche se agonizzante, vuole ancora mostrare la grinta e – come il suo ex-amico, ora nemico, Gheddafi – non vuole assolutamente mollare) di mettersi presto d’accordo, mettendo da parte le vecchie e anacronistiche divisioni, e progettare un “PIANO di RINASCITA” per una NUOVA ITALIA, cioè un programma di massima condiviso da tutti. E, anzichè appellarsi ad un leader unico (che potrebbe penalizzare e mortificare alcuni), nominare una ROSA di LEADERS (un “triumvirato” ad esempio) con pari dignità tra i partners e che sia soprattutto di gradimento popolare (accertabile attraverso votazioni “primarie”). Perchè solo evitando di cadere nel tranello del “culto della personalità” (com’è avvenuto negli ultimi 17 anni) è possibile rafforzare la nostra ancor giovane democrazia, mettendola al riparo da tentazioni o devianze di tipo dittatoriale o populistico.
Grazie per l’accoglienza

Giovanni Dotti

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