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Lega, alla fine la montagna partorì un topolino

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21 giugno 2011

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo giorni di preparazione mediatica che lasciava presagire lo strappo con la maggioranza governativa, domenica le migliaia di sostenitori leghisti accorsi a Pontida , che giustamente richiedevano il ritorno all’opzione Indipendentista dopo il fallimento totale della linea tenuta negli ultimi anni, sono state per l’ennesima volta turlupinate dalla Cupola di potere del partito.

A fronte delle sacrosante richieste di rilancio dell’economia e dell’abbandono al proprio destino di personaggi passati indenni dalla Prima Repubblica alla Seconda, la dirigenza della Lega non ha proposto altro che una ridicola tabella di marcia che il Governo italiano dovrebbe rispettare per evitare la crisi. Tabella che contiene di tutto, dalla riduzione delle bollette a riforme costituzionali quali il trasferimento di ministeri, in una confusione politica tale da far storcere il naso ai più avveduti.

Non si tratta altro che di un mezzo per allungare l’esperienza governativa, evidentemente positiva solo per un gruppo di dirigenti, che di tutto fanno pur di mantenere il comodo scranno romano a suo tempo conquistato.

Ed anche la richiesta rivolta al Ministro dell’Economia italiano di allentare la morsa sulle classi produttive delle Regioni settentrionali deve ritenersi vuota di significati e respinta al mittente: non esiste la possibilità all’interno del carrozzone Italia di evitare ulteriori tassazioni, vista la struttura stessa dello Stato, con il centro di potere situato a Roma che deve sopravvivere elargendo risorse in cambio di consenso politico, a scapito della tenuta dell’economia reale di tutta la parte sana (al Nord come al Sud) della popolazione.

Solo con il crollo di questa struttura, costruita artificialmente 150 anni fa, e con il ritorno all’Indipendenza dei Popoli che abitano la sfortunata penisola, si può ancora sperare in un ritorno alle condizioni di benessere economico e di orgoglio identitario che hanno fatto la storia delle popolazioni in questo momento oppresse dal Moloch tricolore.

Lo sanno benissimo i Lombardi, i Veneti, i Piemontesi e tutti gli altri presenti a Pontida: la strada rimasta è una sola, questa. Se la dirigenza vestita di verde non la asseconda, schierata in totale, ed ormai solitaria, difesa del Caudillo di Arcore e della politica romana , non fa che certificare il proprio totale fallimento politico e verrà sempre più isolata all’interno delle nostre Regioni.

Piergiorgio Seveso, Luca Fumagalli, Roberto Marcante - Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA -

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