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Lega con una mentalità rinnovata può essere una risorsa per il Nord

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11 gennaio 2009

Caro direttore,
per non fare botta e risposta prendo il discorso alla lontana.
Quando nacque la Lega ovviamente andai a sbirciare cosa succedeva nelle loro riunioni, di cosa si parlava, quali erano le proposte.; insomma, andai a valutare l’offerta visto che fra l’altro nasceva a due passi da casa mia.
Capitai in una fra i cui relatori c’era Verderio e si discuteva animatamente della tassa sui rifiuti che era giudicata troppo onerosa.
Non c’erano tracce nè sintomi che lasciavano presupporre un futuro da SS; c’erano cittadini normali, con facce normali, magari un po’ incazzate.
L’intento era quello di ” proteggere” la gente del Nord da una politica ingiusta che li penalizzava.
Non che avessero avuto tutti i torti a onor del vero.
Nascendo come Movimento popolare di protesta era obbligato tenere alti i toni, agitare le acque, caricare a testa bassa.
Solitamente le aberrazioni di cui la Storia, ma anche l’ attualità è piena, hanno una base ideologica di cui il credo della Lega era fortunatamente sprovvisto; per conoscenza diretta al leghista bastava, e basta, campare discretamente del suo e credo non avesse mai pensato nè pensi, di infilare la testa in un cappuccio bianco.
Ricordo che nel 1990 ottenne un clamoroso successo favorita da Tangentopoli in corso e dallo sgretolamento dei partiti. La Lega sembrava l’unica alternativa possibile alla politica dell’arraffo e del malgoverno.
Il partito di Bossi hai poi proseguito fra alti e bassi, partecipando al primo governo Berlusconi che poi fece cadere, rivinse le elezioni dopo la parentesi ulivista e infine l’anno scorso riebbe un exploit che consegnò la vittoria elettorale al Centrodestra. Ormai si era accreditata come forza politica non più di protesta, ma di governo e poichè io mi rifiuto di tacciare il popolo come bue, ritengo che Bossi e seguaci forti del consenso avrebbero dovuto far fare al Movimento un salto di qualità; non più la levata di scudi, la sfida a Roma, l’inneggiare alla Padania contrapposta all’Italia, ma l’impegno per il buon governo, la mediazione, il confronto per il raggiungimento di un federalismo serio, per la riduzione delle tasse, per il rilancio dell’economia, per una Scuola moderna, per il diritto alla casa e, eccoci al tasto dolente, per un’integrazione con gli stranieri che nonostante qualunque tentativo di regolamentazione di flussi continuano, e non potrebbe essere diversamente sapendo chi manovra gli sbarchi, a giungere nel nostro Paese.
Il punto dunque non è se chi rinnova il permesso di soggiorno gode dello status di cittadino, se nei fatti lavora qui, paga le tasse, accetta le leggi, mette su famiglia è uno come me anche se ufficiosamente.
Il punto è che le crociate contro lo straniero magari più a parole che a fatti, non regolano il fenomeno dell’integrazione nè lo controllano, semplicemente si esasperano i toni fra forze politiche già così ridotte ai minimi termini che un alito di vento le manda a pezzi.
Credo che oggi la Lega dovrebbe evitare di fare la voce grossa per esistere, che poi qualcuno ci crede davvero; ormai ha l’età e i titoli per governare come già accade in moltissime località dove non succede nulla di particolare che faccia gridare a un nuovo olocausto, i Giamburrasca , le sparate, gli estremismi non servono più.
Una Lega con una mentalità rinnovata, incline non alla compromissione ma al compromesso senza snaturarsi ma nemmeno perpetuando un atteggiamento superato dagli eventi, può essere una risorsa per il Nord; viceversa un partito che si rifiuta di crescere e ricorre alle adunate e alle esternazioni spropositate non porta a una “Padania libera” ma a una decadenza culturale e a una fragilità sociale dei nostri territori.

Roberta Lattuada

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