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Lega Nord e Lega Ticino

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13 aprile 2011

Egregio direttore,
con la vittoria della Lega del Canton Ticino di domenica scorsa si avvalora l’antico adagio “Dio l
fa e poi li accoppia”. Lo sbraitare del “Celtico” (Bossi) nostrano è stato un proficuo insegnamento
al “propugnatore” (Bignasca) di oltre frontiera per raggiungere il potere. Per la cronaca, Giuliano
Bignasca è quel grand’uomo che ha definito i nostri connazionali lavoratori frontalieri dei “ratt”
e cioè topi che vanno in Svizzera a rubare il loro formaggio. Chissà se la fiducia che i Ticines
hanno riposto nei nuovi “correttori” della politica elvetica sarà stata posta in buone mani. Glielo
auguriamo, ma se i risultati dovessero essere uguali a quelli accaduti in casa nostra vorrà dire che
sono caduti dalla padella nella brace.
Ora veniamo alle dichiarazioni rilasciate dal c.d. “padano” Giorgetti e pubblicate su La Prealpina
di oggi. Oltre alle esternazioni di congratulazioni e complimenti, anche a nome di Bossi e d
tutti i leghisti, nei confronti dei loro confratelli elvetici ciò che mi ha lasciato amareggiato è la
risposta che egli ha dato all’intervistatore quando questi gli ha chiesto: “…come pensa di aiutare
frontalieri varesini e comaschi da mesi al centro della campagna denigratoria in Canton Ticino ?”
Risposta: “dico subito che proprio sull’onda dell’eclatante risultato elettorale alcune vicende
meritano ancora più attenzione. D’accordo, tra i frontalieri ce ne sono molti che votano per i
Carroccio. Come li difenderemo ? Aprendo un tavolo con gli Svizzeri, dialogando….”
Cosa
significa ? Che il Carroccio si preoccupa di difendere soltanto i frontalieri leghisti ?
Allora è
semplice ! Visto che Bignasca ha gridato ai quattro venti che occorre ridurre di 20.000 unità
frontalieri che lavorano in Canton Ticino, Giorgetti e compagni potrebbero compilare delle liste con
tutti i nomi dei loro “aficionados” lasciando gli altri lavoratori alla mercè di Bignasca e soci. M
sembra ritornare alle liste di nefasta memoria che vennero compilate in Italia alla fine degli trenta
BRRR.
Martino Pirone

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