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Legalizziamo la prostituzione

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21 ottobre 2007

Caro direttore,

desidero rispondere brevemente a quanto scritto dalla signora Roberta Lattuada in risposta alla mia lettera. Sono pienamente d’accordo con lei sul fatto che, chiaramente, si fa fatica ad immaginare uno Stato che normalizza la prostituzione, un lavoro che, legale o meno, è un’umiliazione della dignità femminile. Il problema, a mio parere, è che qualunque decisione si dovesse prendere, anche quella di fare continue retate sulle strade, le prostitute continueranno sempre il loro lavoro, perchè, se questa professione resiste da migliaia di anni, penso che neanche col “pugno di ferro” si possa sperare di estirparla. Ecco che secondo me le case chiuse restano la soluzione migliore: come dicevo, è difficilissimo accettare come normale un lavoro che deturpa la figura della donna, ma purtroppo dobbiamo renderci conto che, nell’impossibilità di estirpare questo fenomeno, forse la soluzione migliore è quella di legalizzare la prostituzione in ambienti sani, con severi controlli delle forze dell’ordine per stroncare eventuali fenomeni di sfruttamento che dovessero sussistere. Secondo me è difficile che resista un racket quando esso si vede costretto ad operare nei confini della “legalità”, ad esempio pagando le tasse normalmente, e quindi, forse, questa potrebbe essere la soluzione sia per togliere quelle povere ragazze dalle strade che “lavorano” in condizioni indecorose, sia per far fare la prostituta solo a quelle persone che effettivamente lo desiderano (mi rendo conto che è una frase infelice, ma come dice lei, signora Lattuada, alcune prostitute nostrane gestiscono già liberamente il loro lavoro, pur nell’illegalità).
Cordialmente

Marco Regazzoni-Varese

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