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Lettera ad un amico abruzzese

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9 aprile 2009

Egregio direttore,
non ho parole per dire come ci si può sentire dopo aver subito una catastrofe.io ho vissuto una tragedia simile in campeggio l’otto agosto duemilaotto a causa di un tornado a grado in friuli. se ti sto raccontando queste cose è perchè ho avuto la fortuna di uscire illeso io e la mia famiglia da quella brutta storia .ci sono cose che ritornano nei racconti che ascolto alla radio.la prima è la solidarietà che nasce in chi vive direttamente una tragedia del genere. ci si aiuta e si trova una forza inspiegabile per superare una situazione insostenibile.spero che anche in abruzzo succeda che la solidarietà e la concretezza vinca sulle miserie della burocrazia e della politica.oltre alla comunanza,all’aiuto reciproco,al dare una mano senza aspettare ordini o autorità,"quando aumenta il pericolo,aumenta anche tutto ciò che salva" come cantano i les anarchiste nella canzone sulle bombe di belgrado.ecco salvarsi e cercare di salvare tutto quello che ti sta attorno ,non le cose o gli oggetti ,ma gli esseri viventi.altro aspetto ‘sembra una guerra’,e quando le vivi certe situazioni è davvero una guerra,poi come facciamo dopo simili catastrofi naturali a sopportare ancora le guerre è domanda da porsi,da risolvere,denunciando chi fabbrica armi, chi le vende e chi le usa.intanto noi raccogliamo macerie,vediamo morti e feriti,e loro ,e per loro intendo politici e autorità sospendono gli impegni e fanno commenti in tele,bertolaso dice che da subito si sono allertati e che certe cose non sono prevedibili.per esperienza ,purtroppo diretta ,dico che i vigili del fuoco,e dopo tanto la p. c. hanno davvero aiutato i campeggiatori,scontrandosi con i carabinieri ,con i vigili urbani che si preoccupavano solo del decoro e non della sostanza,eravamo in ciabatte e in costume da bagno ,con magliette improbabili date da altri che erano riusciti a recuperare qualcosa. insieme ai pompieri abbiamo fatto quello che potevamo,consolavamo i bambini e li facevamo giocare ,oppure li facevamo parlare ,raccontare le loro paure per liberarsi un pò delle immagini che avevano negli occhi.non so come dirti,ma in quella situazione mi sono reso conto di quanto sono stronzi quelli che giustificano o tollerano gli incendi ai campi rom, i militaristi, quelli tutti d’un pezzo …..mi auguro che non si debbano aspettare altre tragedie per rendersi conto che noi possiamo vivere senza farci governare,la strada da percorrere è ancora lunga e chissà quanti terremoti,guerre,tornadi dovremo sopportare per liberarci da chi pretende di dirci cosa fare senza avere un minimo di umanità. ciao.

marco c

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