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Lettera al Ministro Carfagna per i diritti delle lavoratrici

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30 giugno 2011

 On. Le Ministro, 

ci rivolgiamo a Lei in quanto si è dimostrata sensibile e promotore di iniziative volte a tutelare con i fatti i diritti dei più deboli. Tali sono da considerarsi le lavoratrici nel settore della sanità. La già ristretta normativa previgente alla legge 183/2010 poneva in evidente disagio le lavoratrici non riuscendo a conciliare i tempi lavoro famiglia a causa delle ristrettezze imposte dalla normativa e della miopia di chi è deputato ad interpretarle ed applicarle. Se questo è di per sé un ostacolo per poter coniugare famiglia e lavoro ed un pieno compimento delle pari opportunità, nella nostra provincia, dove fortunatamente ancora gran parte dei membri della famiglia riescono a trovare occupazione diventa un grave handicap, anche in considerazione del fatto che gran parte del personale sanitario svolge attività con un modello orario su tre turni (mattino, pomeriggio, notte) che di per sé rende difficoltosa la gestione di figli o persone non autosufficienti.

La recente legge 183/2010 ponendo ulteriori interventi restrittivi ha, di fatto, bloccato la concessione di nuovi part-time in attesa della rivalutazione di quelli preesistentiUna rivalutazione caro Ministro volta non già ad individuare eventuali reali esigenze organizzative (create tra l’altro da chi oggi vorrebbe sanarle) ma ad azzerare i diritti di chi faticosamente ha riorganizzato la sua vita familiare. La rivalutazione si basa su un presupposto molto democratico che, in Paese civile come il nostro, mette sullo stesso piano le due parti (Amministrazione e lavoratore) ovvero se non accetti la rivalutazione in termini di modalità di part-time (orizzontale e verticale) o in termini di flessibilità oraria, il tuo contratto di lavoro di imperio tornerà a tempo pieno. Naturalmente noi faremo valere le ragioni delle lavoratrici nelle sedi più opportune a Lei Onorevole chiediamo di mantenere il Suo impegno ed un intervento che vada a rimuovere i vincoli legislativi restrittivi per dare possibilità alla più ampia popolazione di lavoratrici e lavoratori di coniugare famiglia e lavoro ed una piena realizzazione delle pari opportunità attraverso il ricorso al part-time così come avviene nella gran parte dei paesi Europei probabilmente (ahinoi) più civili del nostro.

Certi della sua sensibilità e di un suo intervento in merito, in attesa di un cortese cenno di riscontro.

Distinti saluti.
Dott. Salvatore Santo Segr. prov. Fials Varese

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