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Lettera aperta ad Andrea e Jacopo

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29 aprile 2009

 

I fatti li conosciamo, purtroppo. E nella loro enorme gravità i fatti rimangono, con le loro conseguenze indelebili. Ma occorre cercare di capire qualcosa, cercare di “imparare” qualcosa da ciò che di terribile è accaduto.

Da ormai trent’anni, per mestiere e per passione, ho a che fare quotidianamente con giovani più o meno della vostra età, e solo in forza di questa esperienza mi permetto qualche riflessione, non innanzitutto “da insegnante”, ma semplicemente da uomo che si rivolge a dei ragazzi avviati a diventare uomini, a delle ragazze avviate a diventare donne, gli uni come le altre profondamente scossi dalla morte di Dean.
Nella vita non c’è nulla di neutro.
Qualsiasi cosa o costruisce o (più o meno velocemente) distrugge: stare fermi nella vita, nell’illusione di un’apparente neutralità, corrode la vita poco alla volta, insensibilmente la sgretola.
Per vivere uno deve mangiare. E qualsiasi cosa uno ingerisca, o gli fa bene o gli fa male; niente è neutro. Se si decide di non mangiare, si muore, allo stesso modo che ingerire qualcosa di nocivo.
Questo vale anche per i rapporti con le persone, per le scelte che uno fa, comprese le piccole scelte quotidiane, anzi soprattutto queste.
Assumere droga, qualsiasi tipo di droga, spinello compreso, non è neutro: fa male.
Ubriacarsi, imbottirsi di tranquillanti o sballarsi con la musica non è indifferente: fa male
La droga, soprattutto, è male per più motivi.
Perché spesso si va a finire male… Perché non fa vivere (e talvolta fa morire). Perché non permettere di essere se stessi, veramente se stessi. Perché aiuta ad eludere le domande più pressanti. Perché non aiuta a pensare, ma fa fantasticare. Perché fa evadere dalla realtà, invece di affrontarla. Perché fa vivere artificiosamente e inconsapevolmente. Perché contraddice ed annulla la libertà. Perché crea indifferenza per la vita. Perché moltiplica gli ignavi, i codardi, i bugiardi, i ladri (e talvolta gli assassini). Perché arricchisce i peggiori criminali. Perché spesso è banalizzata nel suo essere oggettivamente un male. Perché è la risposta sbagliata ad un’esigenza giusta: quella di essere felici.
La vita, per tutti, non è una spensierata “passeggiata”:  la vita è drammatica (e in momenti come questi è evidentissimo), è una sfida, una lotta, una serie di domande.
 
Cosa vogliamo veramente dalla vita?
Tu cosa vuoi dalla tua vita?
Cosa vuoi, tu, dagli amici che hai?
Chi è un vero amico?
Cosa e chi aiuta ad essere veramente felici?
E, comunque, c’è qualcosa di peggiore dello spinello o della coca: è la noia del non senso, è l’essere – al fondo – soli!
E per non essere soli, per cercare di vincere la noia del vivere c’è un solo modo: bisogna aprirsi, chiedere, magari anche gridare, sperando che qualcuno risponda.
Vale per tutti, anche per Andrea e Jacopo.
 
Marco Pippione preside Liceo Sacro Monte

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