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Lettera aperta ad Articolo 1 Mdp

Articolo 1 Mdp
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15 maggio 2017

Caro Luca,

partecipando all’assemblea con Roberto Speranza a Varese di giovedì sera, la nota senzaltro positiva è stata la partecipazione. Evito di fare commenti sulla prima parte dell’incontro per non smorzare gli entusiasmi. Sull’intervento di Roberto Speranza nulla da eccepire in parte: l’analisi  sulla grave crisi del nostro paese è fuori discussione. Siamo in un periodo storico molto difficile, c’è una crisi economica, morale, sociale, ideale paurosa, insieme ad una crisi della sinistra storica che ha perso quasi definitivamente la propria credibilità nei confronti dei poveri, degli operai, delle classi subalterne, dei più deboli, caduti nella trappola della sfiducia e della paura nei confronti di quella globalizzazione che ha partorito il fenomeno della migrazione.

Partire dai poveri, dagli ultimi come sosteneva don Milani, per ricostruire il centro-sinistra è molto bello ma è una strada maledettamente in salita. Il motivo è molto semplice: sono anni che il proletariato e i poveri in generale si sentono traditi da quei partiti che il ‘900 aveva dato loro il compito di rappresentarli, rinunciando oggi ad andare a votare. A demolire questa rappresentanza aveva iniziato l’on. Romano Prodi che, quando venne per la prima volta a Varese a presentare l’Ulivo, si vantò di aver fatto scoprire ai comunisti le virtù del capitalismo, il libero mercato, la competitività, strumenti attraverso i quali ci sarebbe stato il progresso dell’intera umanità. Infausta lezione se questi sono i risultati finali di cui Renzi è solo l’ultimo discepolo di questo sventurato insegnamento. Peccato che Prodi e tutti quelli che si sono avvicendati a tentare di rappresentare la sinistra, non abbiamo mai letto cosa scriveva Padre Davide Maria Turoldo 30 anni or sono: “Non esiste tanto per intenderci, un impero del male, contro di un altro sistema il quale sia il sistema del bene. Tuttavia il nostro sistema, questo capitalismo, di cui ci onoriamo come del nostro più splendido blasone, lo si può definire, sotto molti aspetti, certamente uno fra i più atei e disumani sistemi apparsi nella storia. Ateo, perché ha come fine il capitale; e il vangelo dice che – voi non potete servire Dio e mammona – poiché il cuore dell’uomo è indivisibile.” (Davide Maria Turoldo – Anche Dio è infelice – pag. 102)

Ha fatto bene Roberto Speranza a citare papa Francesco che in uno dei suoi ultimi interventi ha detto che per salvare il mondo bisogna mettere al centro i poveri, le stesse cose che da anni sostiene  Riccardo Petrella, presidente dell’Associazione dei Beni comuni venuto a Induno nel marzo del 2014 a presentare la sua iniziativa per far decretare dalle Nazioni Unite la “Banning Poverty 2018 – dichiariamo illegale la povertà” a cui nessuno del Pd in quei giorni si degnò di partecipare. Forse oggi Articolo 1 – Mdp potrebbe andare a lezione di questo professore, nella speranza di recuperare il ritardo accumulato.

Per quanto riguarda le prospettive di questo movimento le condizioni per essere credibile sono tre. La prima chiarire in maniera credibile la sua proposta per creare una maggiore occupazione, soprattutto per i giovani e non solo, che non si misurino solo con i decimali. La seconda quella di riuscire a riunire nelle prossime elezioni in un unico soggetto politico tutti coloro che hanno votato NO al referendum Costituzionale del rottamatore della democrazia, che adesso si presta a far cadere il suo governo Gentiloni, non per fare una inconcludente ammucchiata per fare della unità un valore. La terza quella di conquistare la credibilità sulla base delle proposte, perche ad organizzare le proteste sono capaci tutti.

E per aumentare l’occupazione nei paesi occidentali le strade sono due: la prima è quella che perseguono tutti i partiti attraverso l’aumento del Pil, il consumismo come chimera di benessere universale, che però si è dimostrata fallimentare e ha come conseguenza di aumentare la rapina delle risorse dell’intero pianeta e quindi l’inquinamento. La seconda, molto difficile e in parte impopolare, perché potrà riscuotere il consenso dei solo disoccupati, è quella di un patto di solidarietà tra lavoratori e impresa che produca una diminuzione dell’orario di lavoro, disincentivando il lavoro straordinario introducendo quel principio sancito, ma dimenticato dalla nostra Costituzione che recita che ogni “lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata ….e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa”.

Solo con il coraggio della verità e anche di misure anche impopolari questo movimento potrà avere un serio futuro, ricostruendo la fiducia nella politica e in tutti coloro che non vanno più a votare.

Emilio Vanoni – Induno Olona

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