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Lettera aperta al sindaco di Casale Litta

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28 gennaio 2010

Egregio signor Sindaco,   
 
ho da poco preso visione del “Foglio Comunale” distribuito, a cavallo dell’inizio d’anno, dall’Amministrazione da lei guidata e non vi ho trovato pubblicata, così come da me richiesto, la lettera che, in data 6 maggio 2009, le scrissi per rispondere alle falsità contenute sul mio conto nell’articolo firmato “Il Gruppo di Maggioranza”.
 
In quell’articolo, commentando in maniera stizzita l’uscita dalla sua maggioranza dei Consiglieri Luigi Macchi e Stefania Costantini, si snobbava la costituzione del nuovo gruppo di opposizione “L’Alleanza” e, anziché analizzare, al proprio interno, i motivi alla base di un tale strappo, si preferiva far ricadere la responsabilità di tutto ciò sulle figure di due ex Sindaci che, da amici e compagni di viaggio durante la campagna elettorale, erano divenuti, e a risultato acquisito una volta vinte le elezioni, espressione di quella politica “subdola e clientelare” che era necessario   abbandonare.   
 
La pubblicazione della mia lettera avrebbe potuto rappresentare una maniera leale per dare voce a chi, non facendo più parte, per sua autonoma scelta, dell’organismo amministrativo, non solo non aveva la possibilità di controbattere alle illazioni rappresentate dai suoi audaci consiglieri ma, per i medesimi motivi, si trovava nella concreta impossibilità di far arrivare la sua voce nelle case dei cittadini.   
 
Così non è stato e questo particolare tutt’altro che trascurabile mi costringe a ricorrere ad una procedura, quella della lettera aperta, che mai avrei pensato di dover utilizzare nei confronti di coloro i quali – da me invitati ad aderire al progetto di forte rinnovamento che aveva contraddistinto la mia stagione amministrativa – l’hanno in questi anni fortemente trascurato trasformando il “comune aperto” di quell’ambizioso progetto in una “casa di cera e senza luce”, impermeabile alla voce e alle istanze del cittadino.  
 
E’ proprio la constatazione di questa mortificazione dell’intento originario che mi fa dimenticare il motivo principale di questa mia lettera e mi fa crescere, d’altra parte, il desiderio di pensare ad altro, a qualcosa di costruttivo che possa far bene al nostro paese.   
 
E allora penso seriamente, quasi fosse un sogno premonitore, alla possibilità di rimettermi in giuoco per riproporre, ai nostri concittadini ed indipendentemente dal livello del mio coinvolgimento personale, la riedizione di tutto quello che, ancora una volta e forse a motivo della sua assoluta novità, non è stato compreso ed è rimasto in sospeso per tutti questi anni.
 
E’ proprio questa constatazione che mi fa privilegiare la strada del confronto e abbandonare la polemica sterile e mi convince della necessità iniziare a lavorare in questa direzione per dar modo ad ogni cittadino di poter giudicare, senza preconcetti e condizionamenti, i nostri comportamenti non solo sulla base di ciò che ciascuno ha saputo e potuto fare al servizio degli altri ma di ciò che è intenzionato a fare in un prossimo futuro e nell’interesse esclusivo della comunità.
 
Non so dire oggi se questa mio istanza interiore potrà diventare realtà e se questa bella cosa – cioè la riproposizione di quell’antico progetto di cambiamento – potrà riuscire a catalizzare attorno a sé un numero crescente di amici accomunati dal convincimento forte che identifica l’impegno amministrativo come un impegno costante al servizio dell’uomo, del territorio e di ogni sua necessità primaria.
 
 Ciò che fin da ora mi sento di affermare con assoluta certezza è che se il mio impegno dovesse veramente esserci (per adesso è solo un sogno, magari profetico, ma pur sempre un sogno) non potrà non essere un impegno tutto d’un pezzo, lontano da mediazioni di stile e unicamente orientato, in via prioritaria e senza tentennamenti di schieramento, al bene comune.
 
Credo infatti che se si crede in un’idea non è tanto importante che il progetto che lo concretizza esca vincitore da un confronto sia pure elettorale, quanto piuttosto sia opportuno che, ancorché sconfitto dalla logica dei numeri, continui a vivere nel cuore di chi, a partire dal giorno dopo, sarà ancora capace di riproporlo con lo stesso entusiasmo di prima.
 
Tutto ciò senza paura ma nemmeno per far paura.
 
Come d’abitudine concludo questo scritto con una frase di un personaggio famoso: è il turno oggi del filosofo greco Pindaro che, cinquecento anni prima della nascita di Cristo, diceva: ”Vivi quello che sei! In modo prudente, giusto, forte e con temperanza”.   
 
Credo che il contenuto di questa bella frase mi potrà essere di grande utilità per decidere il da farsi così come credo che il suo contenuto potrà aiutarla a riflettere su quelle che sono le concrete aspettative future della sua bella ed incauta maggioranza.   
Fulvio Miscione

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