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Letture civili

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7 giugno 2011

Caro direttore,
al cittadino Mele non è piaciuta la dischiarazione del Presidente Napolitano che chiama ‘proprio dovere’ quello di recarsi alle urne per esprimere la propria opinione su quesiti di rilevante interesse pubblico, partecipando a quella particolare forma di votazione che è il Referendum previsto in cotituzione all’art. 75.
Pazienza: per sua fortuna, e nostra, lo Stato non è la Chiesa e il Capo dello Stato non è il Papa infallibile. Ciò che il nostro saggio Presidente definisce un dovere può tranquillamente non essere ritenuto tale da un libero cittadino. Che poi il nostro cittadino abbai buoni argomenti per dimostrare che NON partecipare ad un momento alto e importante della vita civile sia la stessa cosa che farlo, è altra faccenda.
 
Forse può essere utile a tutti rileggere qualche passo della nostra Costituzione e della nostra letteratura che per comodità di tutti ricopio di seguito:
 
COSTITUZIONE
Art. 2     – La Repubblica … richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 48   – Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Art. 75 – È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
 
DANTE ALIGHIERI – LA COMMEDIA – Inferno, canto III
 
 
dissi: "Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?".
 
Ed elli a me: "Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
 
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
 
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli".
 
E io: "Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve.
 
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.
 
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ti curar di lor, ma guarda e passa".
 
grazie per l’attenzione
Roberto C.

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