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Limitare la parola è impossibile. O peggio

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15 dicembre 2009

Caro direttore

«Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola? Calma e gesso, per favore. E per favore smettiamola d’invocare giri di vite e di manette sull’onda dell’ultimo episodio che la cronaca ci rovescia addosso». 

È questa l’apertura di Michele Ainis nel suo editoriale per la Stampa. Parole sagge e preziose, in questo momento non facile della nostra vita pubblica.
Ieri una lettrice ha giustamente elogiato lei, direttore, per aver evitato di proporre in questo caso la solita rubrica dei commenti, dove capita a volte di leggere di tutto e di più. Ecco già trovato il migliore rimedio: la regolazione consapevole.
 
Ma quando pure così non avvenisse da parte di tutta la rete e ci si ritrovasse a leggere, come capita,   l’apologia dell’aggressione a Berlusconi, o l’invito a «spegnere Di Pietro a sprangate», prima di   improvvisare rimedi che potrebbero essere peggiori del male, sarebbe bene pensarci 7 volte.
Una volta limitata o compromessa la libertà di parola, la parola stessa perderebbe di senso, in quanto “sotto tutela”. Quale alternativa resterebbe allora all’atto “esemplare”?
Uno scambio, quello tra parola e azione, che non appare conveniente per tutti noi, come ha dimostrato proprio il gesto sconsiderato di domenica.  
La persona che lo ha compiuto “aveva dei problemi mentali”, si legge. Ma come definirli altrimenti, questi problemi, se non come incapacità di trovare le parole e i luoghi per esprimere, in modo pacifico e democratico i propri sentimenti?
Per quanto ostile, radicale e antagonista possa essere, un pensiero resta un pensiero, al quale si può opporre la migliore delle difese: la confutazione razionale. Oppure si può ricorrere, contro abusi, volgarità e sciocchezze al rimedio che, come dice Ainis, già esiste: il clic.
 
Saluti Cordiali
 
Ps: questa riflessione riguarda un principio assoluto e nulla toglie alla necessità urgente che tutti riflettano sullo stato della discussione politica e, di conseguenza, "trovino le parole" (oneste, misurate, sincere) che aiutino questa povera Italia a uscire dal suo triste stato.
Ismaele

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