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Lo stato si occupa dei quartieri: il solito federalismo all’incontrario

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15 gennaio 2010

Caro direttore,
leggo che una legge dello Stato ha stabilito che i Comuni non possono più organizzarsi in quartieri, una scelta immagino dettata da esigenze di contenimento della spesa. Anche il buon Catalano lo avrebbe detto: meno cose si fanno meno si spende.

Sorge però spontanea la domanda: ma perchè il funzionamento di un Comune non lo può decidere il Comune stesso? Dov’è finita l’autonomia?
Perchè lo deve decidere lo Stato? Oltretutto uno Stato che non riesce a decidere la riduzione dei Parlamentari, la trasformazione del Senato da inutile doppione della Camera in organo federale di raccordo con le Regioni: uno Stato che non riesce nemmeno a ridurre, non dico le indennità dei parlamentari, ma almeno le spese del ristorante della Camera?
E’ davvero un federalismo alla rovescia questo, in cui anzichè promuovere l’autonomia e il decentramento si fa il contrario: a Roma si decide se un Comune – dotato per legge di autonomia organizzativa – possa o meno promuovere il decentramento.
In compenso ogni Comune, anzi ogni Sindaco adotta provvedimenti ad hoc sui temi più vari: in quanti si posa stare su una panchina, dove si possa bere una birra, di che colre sono le strisce pedonali può cambiare da un Comune all’altro, con un grottesco ritorno al feudalesimo, di cui ha parlato con divertita ironia Angelo Protasoni, proprio su questa rubrica.
E’ l’Italia, bellezza! direbbe il vecchio Humphrey.

A sostegno della tesi che i Comuni non sprecano denaro per niente e che il decentramento aiuta il buon governo, posso portare l’esempio del mio Comune, Sesto Calende, dove da 15 anni, con modalità originali e con costi irrisori si è consentita la partecipazione di decine di cittadini eletti nei comitati dei vari quartieri e frazioni di Sesto.
Certo si tratta di organismi senza burocrazia e senza poteri di spesa, ma è comunque un’esperienza che ha consentito agli amministratori di avere un canale di contatto importante con la comunità e di poter decidere la realizzazione di diverse opere pubbliche grazie a scelte partecipate, alle quali forse non si sarebbe arrivati rimanendo chiusi nel palazzo.
Un’esperienza positiva tanto che anche la nuova amministrazione, dopo aver dichiarato il proposito di archiviarla, ne ha riconosciuto l’utilità e si è impegnata a portarla avanti.
Ma se a Roma ne sanno più di noi…
saluti cordiali

Roberto Caielli

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