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Lode a questi “fannulloni”

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17 novembre 2008

Egregio direttore,
una volta ho letto sulle “notizie curiose” della Settimana enigmistica, che in Scozia c’era un gallo che al mattino invece di seguire l’esempio dei suoi simili e lanciare il suo chicchirichì all’alba per assolvere al meglio il suo compito di dare la sveglia, aspettava che a sgolarsi fossero gli altri galli. Lui si limitava ad annuire.
Non ho mai pensato che quel gallo fosse un fannullone. Anzi. Mi sembrava così unico e geniale il suo comportamento che se avessi potuto lo avrei portato a casa mia e lo avrei trattato come un re. Perché tale era.
“Non si risenta la gente per bene se non mi adatto a portar le catene” cantava De Andrè nella sua canzone dal titolo “Il Fannullone”.
C’è chi “fannulloneggia” perché non ama catene e non vuole entrare a fare parte di un sistema che lo lobotomizza e lo rende schiavo, privo di identità, un anonimo numero fra tanti, e chi, di rimando, fa il “fannullone” sfruttando il lavoro, l’impegno, l’ingegno altrui. I primi di solito sono morti di fame. Non scambierebbero mai la loro libertà per denaro o potere. I secondi sono ricchi. Alla seconda categoria possiamo annoverare molti dirigenti che arrivano ai posti di comando non per meriti ma perché sfruttano amicizie “particolari” e tanti politici senza arte e ne parte che disertano spesso e volentieri il Parlamento. E forse è meglio così, perché meno ci stanno e più evitano di fare ulteriori danni. Per questo, probabilmente non entrano nel mirino del ministro Brunetta. Questi non sono oggetto di blitz, di visite fiscali o lettere di licenziamento, anzi, a loro deve essere aumentato lo stipendio, come vorrebbe l’on. Gabriella Carlucci (FI), per incentivarli a “non fare nulla”: per il bene del Paese!
In mezzo a queste due categorie c’è quella a cui appartengono le persone che sono cresciute con l’idea che l’uomo è il creatore di se stesso attraverso il lavoro e che il lavoro non è una condanna per l’uomo, ma è l’uomo stesso nel suo modo specifico di farsi uomo.
Secondo gli appartenenti a questa categoria, il lavoro è l’unica manifestazione della libertà umana, ovvero della capacità di formare la propria esistenza specifica. Si lavora per mangiare e quindi la nostra libertà reale, ovvero quello che possiamo permetterci di fare e di non fare, è determinato dal nostro lavoro. Sono quelli che responsabilmente e, spesso, in modo quasi stakanovista, assolvono il loro compito nella società.
Sono quelli che, ritenendo il lavoro manifestazione di libertà, sono giustamente infuriati perché se un giovane viene pagato 800 euro al mese, quando il suo lavoro ne vale 3000, c’è qualcosa che non va. Quelli che, magari, votano a sinistra.
Ma allora, vuoi vedere che quelli che lavorano con serietà e coscienza sono di sinistra?
Caro Brunetta, se, per caso, sono questi i “fannulloni di sinistra” ai quali ti riferisci, vuol dire che ancora esistono e meno male che esistono perché, col loro lavoro, pagano lo stipendio anche a te. Quindi, lode a questi “fannulloni”.

Rossella Garrone

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