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Lunghe radici

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25 novembre 2008

Egregio Direttore,
leggo ora la lettera “La boiata pazzesca del signor Di Biase”, scritta dal signor Roberto Gualandris. Non intervengo per “difendere” il signor Di Biase (con il quale sono comunque d’accordo), sono certo che sappia difendersi benissimo da solo. Scrivo invece perchè Gualandris ha aggiunto una parolina che, nè io e nemmeno Di Biase abbiamo menzionato: “giudaico”. Non mi lancio in una tenzone su chi conosce meglio la storia, ed accetto senza sforzo l’appellativo di “ignorante crasso e grossolano”, vorrei osservare, però, che non ci vuole cultura storica per capire che il cristianesimo è venuto almeno dopo Gesù Cristo, e che per i primi secoli esso aveva appena la consapevolezza di sè, e che prima di coagulare in “tradizione” consolidata sono trascorsi altri secoli. Per la verità Gualandris ha aggiunto anche una seconda parolina non menzionata: “tradizione”. Non è necessaria cultura storica per capire che la tradizione è cosa diversa dalla dottrina: uno dei significati di codesto termine, indica quell’insieme di riti ed abitudini popolari, spesso più imparentati con la superstizione, che non con la dottrina religiosa. Quando i partiti politici sostenitori delle radici cristiane parlano di “tradizione”, lasciano intendere proprio quella tradizione (anche se il termine potrebbe avere altri significati) perchè è quella più facilmente identificabile da un potenziale elettore. Il crocefisso va difeso perchè fa parte della tradizione (dicono quei partiti), il presepio va fatto perchè è tradizione (dicono quei partiti), peccato che entrambe sono sicuramente successivi all’anno mille, e molto poco hanno a che fare con la tradizione ebraica. Torna comodo aggiungere la parola “giudaico”, perchè d’un botto si retrocede nel tempo di altri 1500 anni, ma vorrei capire quale nesso ci sia fra la tradizione ebraica e la tradizione cristiana. In Italia, o in Europa, non mi pare ci sia l’abitudine diffusa di girare con il cappellino degli ebrei, o di pregare oscillando davanti ad un muro, o di circoncidere i figli maschi, e cosa c’entra questo con il sangue di san Gennaro o le ferite di padre Pio?
Quando la Chiesa Cattolica usa la definizione “tradizione giudaico-cristiana”, allude invece al decalogo, e sottointende che l’ordinamento giuridico europeo dipende da esso, quindi la Chiesa ne rivendica il merito ed un trattamento privilegiato rispetto alle altre religioni. I dieci comandamenti, così come proposti dalla Chiesa Cattolica, sono sensibilmente rimaneggiati e differenti, rispetto a quelli contenuti nell’Esodo, Il decalogo biblico, a sua volta, deriva (almeno nelle regole più significative) da più antichi codici di norme di popolazioni “pagane” e politeiste: sumero-babilonesi ed egizi, principalmente. Se valesse il principio che un trattamento di favore sia riservato a chi ha concepito le regole della nostra civiltà, non la Chiesa, ma gli iracheni dovremmo favorire, invece di buttar loro le bombe. Pare che non si voglia ammettere che, le sinuose e lunghe radici, affondano fuori dal nostro continente, fuori dalla civiltà occidentale e, soprattutto, fuori e ben lontano da chi ne rivendica la proprietà.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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