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Ma chi decide “cos’è informazione” nei giornali?

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8 ottobre 2007

Egregio direttore,
8-10-07. Oggi il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo agghiacciante: cremate le vittime dell’ex Birmania. Come 50 anni fa. Come la Cina di Piazza Tian’anmen. Gli studenti cinesi contro il potere; gli ebrei, vittime dei Nazisti. Oggi i monaci buddisti contro la dittatura militare.
A parte il senso di oppressione che ho dentro (mi sento dilaniato nell’animo), trovo disgustoso che il primo giornale italiano ne parli a pagina 11, solo dopo avere divagato sulle questioni politiche del PD. E’ inammissibile che l’informazione si debba occupare dell’elogio alle tasse del ministro o dei professori che percepiranno un aumento salariale e non dello sterminio in Birmania.
Mi chiedo a cosa serva oggi l’informazione. Mi chiedo a quale scopo io debba spendere 1 euro in edicola o dedicare il mio tempo al giornale TV o accedere ai siti di informazione web se non si approfondiscono con questi strumenti i temi più urgenti.
Non si parla della Birmania, è irrisorio lo spazio che viene dedicato a questa tragedia. Come non si parla delle guerre, delle epidemie, della povertà dei paesi più lontani se non tramite i classici cinque secondi dedicati alle campagne sms durante i TG o i varietà televisivi per strappare lacrime e fare odiens.
Si preferisce argomentare delle Primarie, di Veltroni che insidia Lady B., di Beppe Grillo e sua figlia, dei Vaffa studenteschi agli esami di settembre, della F1 riaperta e del Natale (che arriva fra due mesi e mezzo, ma i panettoni iniziano a essere cotti).
Siamo davanti a una resistenza birmana affossata dai mezzi di comunicazione oltre che dal regime. Bush nel frattempo medita se rifarsi le guance cadenti, Benedetto riflette se schierarsi o no con i Francescani di Assisi che marciano fazzoletto rosso al collo, D’Alema è dato per disperso. Intanto i cadaveri rossi scompaiono e l’informazione sulle vittime viene cancellata nei crematori e sulle pagine dei quotidiani.

* * *

Gentile Paolo,
la sua lettera, che parte da un fatto di attualità eclatante per descrivere una situazione ben più generale, solleva un problema importante. Questo soprattutto alla luce di ciò che avviene nei giornali e nei mezzi di informazione nell’era dell’informatica e delle notizie che in pochi secondi fanno il giro del mondo: purtroppo, troppo spesso, si tende a dare importanza a ciò che fa più accessi, o share a discapito di notizie che nascondono orrori presenti, cui la storia purtroppo ci ha abituati. Le sue considerazioni sono molto interessanti e ampiamente condivisibili: che siano uno spunto di riflessione per tanti lettori, ma soprattutto per altrettanti operatori dell’informazione.
(ac)

Paolo Clarà Gemonio

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