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Mai più un altro Campo dei Fiori

Incendio al Campo dei Fiori, soccorsi al lavoro -2
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31 ottobre 2017

Egregio Direttore,
la notte scorsa è stata illuminata dal rosso sulla montagna. Il Campo dei Fiori brucia e lo scenario è impressionante: nell’oscurità l’effetto è quello di un altoforno che inghiotte alberi e animali.

In questa situazione servono a poco gli editoriali infuocati con toni da duello di uno spaghetti western. Gettano il mostro in prima pagina ma non indagano oltre. Certo, se verrà accertato che l’incendio è doloso, è giusto prendersela con i responsabili di questo disastro e spero che si riesca a fare giustizia.

Però bisogna ricordare che l’emergenza incendi è legata all’opera dell’uomo, anche oltre all’azione dei piromani. Il caldo e la siccità sono un fattore predisponente e l’aumento della temperatura già in atto e quello futuro non faranno altro che aumentare la vulnerabilità e il rischio.
Certo, contro il dolo le armi sono spuntate: possiamo intensificare prevenzione, controlli e sanzioni ma poco altro.

Quello su cui però possiamo intervenire sono le condizioni di contesto: nel Nord-Ovest assistiamo alla siccità più grave dal 1871 durante uno degli anni più caldi della storia. Secondo il Centro Geofisico Prealpino nel 1967 a Varese la temperatura media era di 11.6°, mentre nel 2016 è stata di 13.8°. E’ quindi aumentata di 2.2°.
A questo va poi aggiunto il vento che ha asciugato ulteriormente il sottobosco già coperto da mucchi di foglie secche, a volte cadute precocemente a causa del caldo e della siccità. La situazione ideale per i piromani che paradossalmente oggi sono aiutati da previsioni metereologiche sempre più precise.

Insomma, l’incendio è doloso ma è reso quasi indomabile dalle condizioni climatiche.

Le cose che rimangono da fare allora sono tre.
In queste ore, dare tutto il nostro supporto ai Vigili del Fuoco, ai volontari, all’Ente Parco Campo dei Fiori e alle istituzioni –a partire dai sindaci dei paesi coinvolti- che stanno affrontando l’emergenza con tenacia e coraggio.
A emergenza conclusa dovremo pensare a far rinascere la natura delle aree colpite e a individuare e punire i responsabili in modo che non possano mai più commettere crimini del genere.
Terzo e ultimo punto in questo elenco ma primo in ordine di importanza: una guerra senza quartiere al cambiamento climatico. Drastica ed immediata riduzione delle emissioni inquinanti ad ogni livello: dagli edifici pubblici, ai trasporti privati, alle abitazioni; una nuova politica dell’acqua; realizzare UGO, l’Unica Grande Opera davvero necessaria: mettere in sicurezza il territorio.

Altrimenti forse stavolta troveremo il responsabile ma saremo costretti a piangere altre lacrime. La prossima volta potrebbe non essere per un incendio ma per una “bomba d’acqua” oppure una tromba d’aria.

La buona notizia è che la tecnologia ci permette già oggi di poter intervenire. Quello che manca è la nostra (buona) volontà.

Giorgio Maran

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