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Meno sogni per scegliersi il futuro

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26 dicembre 2009

Suppongo sia il sogno un po’ di chiunque trasformare la propria passione in lavoro, è una fortuna che si va facendo oggigiorno sempre più rara e riservata a pochissimi privilegiati. Mentre i sogni nel
cassetto, grazie all’istruzione scolastica obbligatoria e al relativo benessere conquistato da un numero sempre maggiore di italiani, sono aumentati in modo esponenziale rispetto al passato, il mondo del
lavoro per contro, ancorché ampliatosi e diversificatosi notevolmente rispetto a qualche decennio fa, non è tuttavia in grado di soddisfarne quantitativamente che una minima parte.
 
E oltretutto, per limitarmi soltanto ad alcune delle passioni più frequenti tra i giovani d’oggi, come sarebbe oggettivamente possibile trasformare la passione in un lavoro sicuro e adeguatamente remunerato delle pletore di giovani che affollano le facoltà di scienze della comunicazione e che desiderano fare i giornalisti ed entrare in  qualche giornale, in un mondo della carta stampata da tempo saturo ein crisi, con conseguenti e ovvie difficoltà di trovarvi un posto qualsiasi, sia pure lavorando quasi gratis? E quanti film, spettacoli teatrali, trasmissioni televisive etc. occorrerebbe realizzare ogni
anno, e con quali soldi, per consentire all’esercito di aspiranti attori e attrici, spesso senza la benché minima preparazione al riguardo, di coronare il loro sogno di entrare nell’agognato, e mitizzato, mondo dello spettacolo? Per non parlare poi delle moltitudini di giovani e belle ragazze la cui massima aspirazione è quello, com’è noto, di fare la velina: quanti programmi televisivi ci vorrebbero, infatti, per soddisfarle tutte?
 
Sarebbe perciò opportuno, a mio avviso, che molti giovani riflettessero molto più di quanto non accada oggigiorno prima di decidere quale strada intraprendere, accettando all’occorrenza di ridimensionare o di accantonare definitivamente le proprie aspirazioni, riserbandole magari al proprio diletto personale nel privato, onde evitare, non solo una sgradita, gravosa e inevitabile disoccupazione, ma quel ch’è peggio, qualora non lo facessero, rimanere per tutta la vita prigionieri di un sogno, condannandosi da
sè a una perenne insoddisfazione.
Devis Tonetto

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