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“Mettiamo l’arte alla portata dei bambini”

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13 dicembre 2013

 François Matarasso, ricercatore e consulente che da oltre 25 anni si occupa di arte, cultura e creatività, ha, in una celebre opera scritta con Charles Landry, individuato Ventuno dilemmi strategici delle politiche culturali. Tali dilemmi riguardano diversi ambiti, dalla contrapposizione tra diversità e monocoltura, a quella tra visitatori e residenti. Ma la più interessante è il trade-off che contrappone conservazione e fruizione; e la recente piccola polemica sul Castello di Masnago ne è un piccolo squisito esempio.
Che tutto ciò accade in Italia non è, a mio avviso, un caso. Se, in generale, l’attenzione per la conservazione è tanto maggiore laddove il patrimonio storico-artistico è più consistente e pregiato (e quindi, banalmente, in Italia o Francia rispetto alla Finlandia), in Francia l’idea della pubblica fruizione del valore culturale proprio delle cose di interesse storico-artistico deriva dall’ideale illuministico di diffusione della cultura e dai valori democratici espressi dalla Rivoluzione francese.
In Italia, invece, secondo gli esperti di politica culturale del Consiglio d’Europa "la filosofia del ministero opera contro gli interessi di un vivace settore delle arti visive " e "in qualsiasi conflitto tra tutela e accesso del pubblico, il pubblico risulta sempre perdente ".
Nel Belpaese, per usare un’espressione che risale alla Firenze di Dante e Petrarca, la conservazione ha spesso assunto un carattere di serrata tutela e tutto ciò ha seriamente compromesso i benefici di un grande patrimonio, ad esempio in termini di competitività nel settore turistico, ma anche di abitudini e stili di consumo culturale.
Secondo i dati raccolti e pubblicati da Eurostat, in Italia, il Paese con il maggior numero di siti Unesco, dodici musei – per quanto lontani dai primi posti – tra i cento più visitati al mondo e celeberrime aree Archeologiche, solo ventisette cittadini su cento hanno visitato almeno un sito culturale, che fosse un monumento storico, un museo, una galleria d’arte o un sito archeologico, nell’arco dei dodici mesi precedenti l’intervista (Eurostat Cultural Statistics Pocketbook 2011).
Un dato che ha posto nell’Italia al quart’ultimo posto in Europa, insieme a Cipro e davanti a Malta, Grecia e Bulgaria, lontanissima dalla Finlandia, in cima alla classifica con un eccellente 67%, ma anche da Germania, Spagna, Inghilterra e Francia, che registrano valori compresi tra il 47% e il 58%.
Per quanto sia verosimile che non sempre gli italiani abbiano la percezione che le piazze, i palazzi e le chiese che frequentano abitualmente a esempio nei centri storici siano spesso parte del patrimonio storico artistico nazionale, si tratta di un risultato sconcertante, che restituisce la sostanziale disattenzione di un popolo rispetto alla propria arte e cultura.
E allora ben vengano i bambini, le feste, i colori, se tutto questo può farci recuperare un rapporto diretto e facile con il nostro patrimonio artistico e culturale, che dobbiamo imparare a conoscere meglio, ad amare di più, a trattare con rispetto ma anche spontaneità, come un amico di famiglia.

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Jessica F. Silvani - Esperta in progetti e politiche culturali

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