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Morire per Danzica?

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1 settembre 2006

Egregio Direttore,
ci capita di imbatterci, in questi giorni, in qualche intervento sulla stampa che vorrebbe evidenziare una presunta incoerenza nel centro-sinistra che ha decisamente condannato l’intervento militare in Iraq e guarda invece con favore (ma anche con ovvia trepidazione per i nostri soldati) all’invio di truppe in Libano.
In effetti la differenza fra le due situazioni è evidente ed è stata più volte sottolineata anche da un commentatore non certo di sinistra qual è Sergio Romano.
L’intervento militare in Iraq è stato deciso unilateralmente da alcuni paesi con il parere contrario dell’ONU, della Francia, della Germania e della maggioranza delle altre nazioni.
L’invio di una forza di pace in Libano, al contrario, è stato organizzato dall’ONU con il voto unanime della collettività internazionale e, soprattutto, è stato deciso su richiesta di tutte le componenti coinvolte nel conflitto.
Ciò non attenua, naturalmente, i gravi e reali pericoli per i nostri ragazzi in quell’area ma giustifica questa partecipazione con evidenti motivi umanitari, da un lato, ma anche, dall’altro, con il nostro palese interesse nel mantenere la pace in un’area tanto vicina a noi.
Pace che si otterrà solo quanto sarà garantito il diritto dei cittadini israeliani e di quelli palestinesi di vivere in nazioni ugualmente libere e, auspicabilmente, ambedue democratiche.
E’ confortante che la stragrande maggioranza della nazione italiana e delle forze politiche si riconoscano in questo impegno che ci ha meritato il plauso di tutta l’Europa.
Ancora più stridente e stonata, a questo proposito, è quindi la voce del vertice leghista che prima aveva inneggiato alla guerra all’Iraq in cui siamo ancor oggi impantanati (questa guerra durerà il tempo di fumare un sigaro, diceva il lungimirante on. Bossi) ma che ora, quando si tratta di fare sacrifici e affrontare pericoli per preservare la nostra pace, non sanno fare altro che lamentarsi per i costi economici della missione.
Un atteggiamento, questo, egoista e miope – in politica estera come in quella interna – che la dice lunga sul basso profilo di certi personaggi.
Un cordiale saluto

Giuseppe Provasoli

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