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Moto: ma cosa state dicendo?

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24 aprile 2007

Non posso non rispondere all’editoriale di Marco Giovannelli relativo agli incidenti motociclistici, nonchè alla solita diatriba che si scatena in corrispondenza di questi tragici eventi.
Cominciamo con una semplice considerazione: al solito, oltre alle trite, ritrite ed inutili campagne di sensibilizzazione di vario genere (dall’informazione nelle scuole alle immagini shock), la colpa viene data alla potenza e velocità dei mezzi. In un altro articolo si parla di “180 Kv”. Peccato che i Kv non esistano. Esistono i Kw (nel qual caso il dato dichiarato è insensato) ed i Cv (nel qual caso è sensato: 180 cv sono attualmente un poco più del massimo disponibile per una moto di serie).
Ho guardato gli articoli relativi agli incidenti mortali che avete prontamente raccolto: si parla dell’Honda Transalp come di una moto “di grossa cilindrata”, per sottolineare il solito, scontato assioma potenza=morte.
Peccato che tale mezzo sia una tranquilla, turistica, paciosa moto bicilindrica di 650 cc e meno di 50 cv. In un altro si parla di Honda Cpr: non esiste, si chiama Cbr (questa almeno è davvero una moto sportiva). In un’altra occasione lo sfortunato protagonista è addirittura uno scooter (noto veicolo indemoniato dalle incontrollabili prestazioni).
Per quanto si capisce delle dinamiche degli incidenti, nella maggioranza dei casi si tratta di macchine che svoltano, che non rispettano precedenze, o di eventi fortuiti (magari causati dalle trappole presenti per strada), come incidenti avvenuti mentre una moto supera una coda di auto. Non ho trovato un solo caso che leghi chiaramente la potenza e la velocità all’incidente (se fossero così incontrollabili la gente uscirebbe sempre di strada, non trovate?).
Forse sarebbe buona cosa cominciare ad informarsi su ciò di cui si sta parlando, prima di lanciare anatemi di vario genere e di reprimere la libertà altrui.

La precedenza, questo è il problema: va a peso. Più pesi e più te la danno; se sei piccolo fanno finta di non vederti (dev’essere l’istinto di sopravvivenza: un camion è una minaccia per la mia vita, una moto no ed il mio cervello le presta poca attenzione; poco importa se è il motociclista a rischiare la vita nell’impatto).
Non ho sentito una sola parola (in vita mia) contro chi ammazza qualcuno non dando la precedenza, o svoltando dove non poteva o senza guardare. Ovvio, la colpa è dei 180 cv. Come se non ne bastassero 25 per mettersi nelle situazioni di pericolo viste negli incidenti. Se ho una moto potente ed un cecchino mi spara da un tetto quasi sicuramente è colpa mia. No ragazzi, mi spiace ma così non va.

Volete sensibilizzare le persone? Va bene, però sensibilizziamo tutti. Credo che ormai ogni motociclista sia consapevole dei rischi che corre. Ma gli altri utenti della strada, indaffarati a telefonare, a scrivere sms, a giocare col navigatore dalla voce del Ranzani, a smanettare con l’impianto stereo, annoiati dalle code e dal traffico, non lo sono. Tocca anche a loro aprire gli occhi e le orecchie (poi non lamentatevi delle marmitte aperte: sono un’ottima difesa contro l’altrui incuranza). Anzi, tocca più a loro, perchè mettono a repentaglio la vita altrui (e non la propria: sarò retrogrado ma ritengo sia molto peggio attentare all’incolumità altrui che alla propria).

Questa storia di limitare la potenza è veramente un’assurdità, un sopruso (la mia moto ne ha pochi di cv, non è una questione personale). Bastano pochi cv per ammazzarsi, in moto come in macchina. Quel che conta è la testa di chi guida. Volete fare patenti più severe? Va bene, credo sia una buona idea. Chiunque circoli per strada deve essere veramente consapevole di quello che sta facendo, e deve dimostrare di avere capacità di guida commisurate a ciò che sta guidando (in moto, auto, camion, monopattino).
Soprattutto adesso che la moda delle moto (forse che il maggior numero di incidenti che vedono moto coinvolte sia legato anche al maggior numero di moto circolanti?!?) vede, in effetti, circolare persone incapaci ed inconsapevoli (dalla supersportiva allo scooter in mano a chi, a 45 anni, ha trovato il modo di non stare in coda e passa sopra tutto quello che incontra per la sua strada).

Spendo poche parole per la “scatola nera”. Credo che il Grande Fratello sia meglio lasciarlo confinato nei libri, che evidentemente non hanno divulgato a sufficienza certi insegnamenti. Non avete alcun diritto di fare di me un sorvegliato speciale, con una cavigliera elettronica a controllare quello che faccio. A meno che non viva in un regime totalitario (il dubbio mi è in effetti sempre più insistente): in tal caso sarò lieto di far parte della resistenza. E non venitemi a dire che se uno “non ha nulla da nascondere” non ci sono problemi. Ricordo, a chi non la pensa così, il divieto di sorveglianza con tali metodi presenti nello Statuto dei lavoratori. Rifletteteci, e pensate se vi piacerebbe oppure no (troppo comodo se tocca solo gli altri).

Veniamo infine all’ultimo spinoso nodo: il pagamento delle spese sanitarie.
Il sistema sanitario pubblico si basa su un principio: quello di obbligare il cittadino a servirsi di esso, negandogli la possibilità di impiegare in altro modo il proprio denaro (intendo quello speso “pubblicamente“ raccolto con le imposte; per chi non lo sapesse lo stato italiano spende il 50% del Pil). In cambio di questo denaro (ottenuto mediante coercizione, un po’ come se vi obbligassero a comprare un certo modello di auto) lo stato si impegna a prestare assistenza sanitaria: a volte bene ed a volte meno. Se volete che mi faccia un’assicurazione privata di modo che non gravi sulle tasche altrui per me va bene, però non potete pretendere che paghi anche il vostro sistema sanitario (se no sareste voi a gravare su di me, non trovate?), dal quale mi escludete perchè reputate l’espressione della mia libertà troppo pericolosa.

Come alternativa, possiamo far sì che il sistema sanitario copra solo le spese non derivanti dall’essere “spericolati”. Non copre chi cade in bicicletta, ad esempio (se la va a cercare, non può andare in giro in autobus? Come sport va benissimo la cyclette). Non copre chi scia (ed una caterva di altri sport, dalla vela al paracadutismo). Non copre chi, “prendendo freddo” nei più svariati modi (non abbastanza vestito, oppure perchè gira senza ombrello quando la pioggia è annunciata dalle previsioni ufficiali) si ammala. Non copre alcuna spesa per chi va all’estero (dai vaccini alle strane malattie che si porta come souvenir). Non copre chi ha uno stile di vita malsano (non sono dati scientificamente dimostrati, quelli che legano lo stile di vita ai tumori, che sono una delle principali cause di morte?). Ad esempio chi non fa abbastanza sport, diciamo almeno 4 ore alla settimana (e non ditemi che non avete tempo…), oppure chi fa un lavoro sedentario. Però non copre neanche chi pratica sport: giocando a calcio, a basket, a pallavolo, a tennis (ricordate il “gomito del tennista”?), a curling, a bocce (mal di schiena?) ogni tanto ci si rompono braccia, gambe, polsi, ci si slogano caviglie, si rovinano articolazioni (con conseguenti costosi interventi, ad esempio alle ginocchia; magari proprio dal nostro illustre Prof. Cherubino). Non copre chi beve alcolici, oppure chi sceglie di vivere in una città inquinata anzichè in una salutare località di montagna. Non copre chi mangia troppi dolci o chi è sovrappeso (solo con questo tagliamo fuori una bella fetta di popolazione: se non cura la propria forma fisica che non chieda aiuto agli altri). Non copre chi fa un lavoro stressante (causa, ad esempio, di infarto). Non copre chi ha una vita affettiva turbolenta ed instabile (anche questo causa di stress). Non cito volutamente chi fuma, perchè i fumatori pagano già ampiamente il sovrapprezzo mediante le tasse sulle sigarette.

Quante piaghe sociali di cui dobbiamo farci carico, nevvero?
Davide
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La lettera di Davide è la perfetta risposta di chi non riesce a fare un passo avanti per trovare soluzioni.
Sugli incidenti i motociclisti non hanno alcuna responsabilità. Non è vero che le moto sono troppo potenti. L’informazione non serve a niente. Le scatole nere ricordano solo il grande fratello. Il sistema nazionale è una sanguisuga. I drammi sono troppi e quindi o si interviene su tutti o su nessuno.
Che dire? Ci scusiamo per esserci inventati tanti morti e soprattutto per aver pubblicato un comunicato della polizia stradale che che parla di kv invece che di kw.
E questo è il vero problema
Marco Giovannelli

Davide

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