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Navi come centri di identificazione

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3 aprile 2011

Egregio Direttore,
in merito alle lettere n.8 e n.9 di aprile firmate rispettivamente dai Sigg. A. Gelosia ed E. Barone a proposito dell’uso di navi ben attrezzate come “centri di identificazione” per i nordafricani che a frotte stanno giungendo sulle nostre coste, la soluzione prospettata dal Sig. Gelosia ci sembra “ragionevole” e condivisibile (proposta alla quale anche noi avevamo pensato, senza timore di essere per questo tacciati di “razzismo”).
Pertanto le opinioni di parte espresse dal prof. Barone ci hanno alquanto sorpreso e ci sembrano assolutamente fuori luogo, in quanto siamo convinti che per la maggioranza si tratti di tunisini “clandestini” che espatriano non tanto per fuggire da un regime totalitario (come poteva essere prima della caduta di Ben Alì) quanto probabilmente perché o partigiani dell’”ancien régime” o detenuti evasi dalle carceri in occasione della rivoluzione o, nella migliore delle ipotesi, giovani squattrinati in cerca di fortuna. E perché, ci sembra lecito chiedersi, non si fermano nel loro paese, proprio ora che è stato liberato? Perciò, prima di farli sbarcare o “delocalizzarli” da Lampedusa in altri siti del nostro paese, ci sembrerebbe utile ed anzi necessaria la loro preventiva identificazione, in modo da poter accogliere solo coloro che veramente hanno diritto all’”asilo politico” e riportare invece al loro paese d’origine tutti gli altri, cioè i veri “clandestini”. Così anche si scoraggerebbe questa continua “invasione” di nordafricani nel nostro territorio nazionale. Facciamo inoltre notare che senza documenti e senza essere identificati noi europei non possiamo entrare nei loro paesi, e quindi secondo le norme del diritto internazionale dovrebbe sempre valere il principio di “reciprocità”. E non può essere, visto che a pensar male spesso ci si azzecca, che tutto questo casino sia tollerato se non anche favorito da certe forze politiche proprio per alimentare la paura e l’intolleranza verso gli immigrati (ora che importanti elezioni locali, come Milano e Varese, si avvicinano) e far cadere nel tranello certi “ingenui” di sinistra? Ci rifletta il prof. Barone!
Concludendo riteniamo che il problema, certamente complesso e di non facile soluzione, vada sempre affrontato con mente sgombra da ogni ideologia preconcetta, sia di destra che di sinistra o di centro, ma sulla base di valutazioni obiettive e pragmatiche, più aderenti alla realtà, ovviamente tenendo sempre ben presenti i concetti di accoglienza e di solidarietà in armonia con i principi umanitari di un paese (ancora?) civile e democratico. BUONI SI’, ma cog…ni NO !

Giovanni Dotti - Martino Pirone

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