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Nel silenzio generale, è avvenuta una piccola rivoluzione

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10 maggio 2017

Ho combattuto “labuonascuola” fino a quando ho potuto, fino a quando ho realizzato che la mia categoria si era arresa, lasciata sola da tutti, aggiungo meritatamente. A quel punto non restava che combatterla dall’interno (non ho mai amato i cosiddetti “aventiniani”, che non vogliono sporcarsi le mani), prima conoscendola bene, e poi cercando di ammortizzare gli evidenti effetti negativi che avrebbe portato, lavorando in quegli organismi elettivi che ancora possono fare qualcosa: Consiglio di Istituto e Comitato di Valutazione, che sono, tra l’altro, gli unici a non prevedere un compenso per la partecipazione.

Sulla legge 107, che ho sempre fatto fatica a chiamare con il termine governativo
“buonascuola”, ad un anno di distanza, abbiamo finalmente avuto l’ammissione di errori enormi e del complessivo flop anche da parte del neo eletto segretario del PD, quello stesso Matteo Renzi che vi “spiegava”, con lavagna e gessetto, quanto fosse buona.

La 107 è riuscita a fare in un solo anno già tanti danni: girotondo infinito di docenti per tutto il primo quadrimestre e non solo (ricordate la frase “abbiamo eliminato la “supplentite”?), “docenti potenziati” sotto e mal utilizzati (ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare giovani colleghi, che farebbero tanto bene alla scuola, portando linfa fresca, ma che sono stati “usati” come tappabuchi per supplenze,). Per il futuro se ne prospettano altri, quali il nuovo  esame di stato e la famigerata “chiamata diretta”.

Nel frattempo ha anche messo forzatamente in funzione i “Comitati di Valutazione”
(“valorizzazione del merito”), costituiti da due docenti eletti dal Collegio Docenti (io sono tra quelli), uno dal Consiglio di Istituto, un genitore, un alunno e due dirigenti, di cui uno esterno.

Prima dell’approvazione in tutta fretta della legge, la valutazione era il cavallo di battaglia di tutti: di chi dichiarava di non temerla e di chi diceva che gli altri non la volevano. Io facevo parte di una terza categoria: quelli che erano sicuri che la valutazione dovesse essere introdotta, anche se non come la legge suggeriva. Eravamo pochi, e probabilmente abbiamo cercato, con sincerità e coerenza, dopo essere stati eletti, di essere propositivi, introducendo, ad esempio, qualcosa che esiste già in altri campi (nelle università questo strumento è da anni obbligatorio e la non compilazione pregiudica l’effettuazione degli esami da parte degli studenti).

Ai colleghi che dicevano, e dicono ancora, la valutazione di un insegnante è complessa, perché facciamo un lavoro molto particolare, ho sempre risposto: chi meglio dei nostri alunni può giudicarci? Soluzione banale, ma, nella realtà, un vero e proprio tabù. “Sono troppo piccoli, immaturi, premiano solo quelli che regalano le sufficienze, vanno a simpatie”, queste le obbiezioni più gettonate, ma la proposta è nata da una quadriennale esperienza di somministrazione di un questionario, ben più sostanzioso e approfondito, (da due perfezionato online, per accontentare chi si trincerava dietro la parzialità del giudizio del cartaceo), ed ora perfettamente anonimo. L’ho anche condiviso tre anni or sono con l’intero collegio docenti, che tanto si è divertito a soffermarsi sui giudizi (specie i negativi, “obiettivamente più sinceri!”), che avevo, in quell’occasione, evidenziato in rosso, contro il blu dei positivi.

Risultato: ero ancora l’unico a farlo svolgere ai propri alunni nel mio istituto, nonostante sia considerato un prof severo e rigido (soprattutto nel rispetto delle regole da parte di tutti), pignolo e determinato, che dovrebbe avere tutto da perdere, mentre quelli bravi, comprensivi, empatici, elastici, e quant’altro, avrebbero solo una conferma della loro “bravura”.

Comunque sono riuscito testardamente ad introdurre un questionario degli studenti tra i criteri di valutazione, insieme ad altre voci, e ringrazio il Comitato che ha appoggiato la proposta e l’ha fatta sua, non senza qualche esitazione, in tutte le sue componenti.

Risultato: panico e preoccupazione sia tra docenti che tra studenti, entrambi non abituati rispettivamente ad essere valutati e a valutare, con la paura di entrambi di vendette e ritorsioni.

Il questionario, in realtà, ha valore per il 30% dell’area di valutazione relativa alla didattica, che, insieme ad una parte relativa all’innovazione didattico-metodologica sono quelle che, a mio parere, dovrebbero prevalere nella valutazione. Resta invece ancora il “peso” del giudizio del Dirigente Scolastico, che, secondo me, resta il vero problema, in quanto eccessivamente distaccato dall’oggettività della valutazione che siamo riusciti a creare con un programma automatizzato, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione della mia collega, seppur in odor di pensione. In molti istituti si è premiata la disponibilità di tempo per attività organizzative, piuttosto che la bravura nell’attività primaria (l’insegnamento) che gli studenti sono in grado di giudicare tutti i giorni in classe: che è esattamente quello a cui la “buonascuola” mirava, e, cioè, “reclutare” manovalanza laureata a basso costo.

Ovviamente lo scopo non è quello di arricchirsi (il mio bonus annuale è stato, al netto delle tasse, pari a 247,67 €, molto più conveniente, per il governo, del giusto adeguamento salariale col rinnovo tardivo del contratto!), ma, forse, di dimostrare veramente che chi ha la coscienza a posto non ha paura di mettersi in discussione.

Già, perché qualcuno farà fatica a digerire che gli alunni, nella maggioranza dei casi, hanno “premiato” la serietà, la professionalità, la puntualità, la voglia e l’entusiasmo dei docenti, anche di quelli considerati “severi e cattivi”.

E ora, con i risultati alla mano, posso confermare che il questionario anonimo online compilato da tutti gli studenti del nostro Istituto su tutti noi docenti non è una cattiva idea, e, spero, si possa (e voglia) seguire l’altra pazza idea, che cullo da un po’, della creazione di un database di giudizi di ex alunni dell’Istituto, che votano, più obbiettivamente, quando sono già usciti dalla scuola, oltre al questionario sul Dirigente scolastico (da far compilare a tutti: docenti, genitori, studenti): chissà?!?

Un primo passo è stato fatto, ma non senza aver affrontato diffidenza, ostilità, scetticismo, paure… ma è un esempio che farà da apripista o rimarrà un’eccezione del nostro Istituto?

Credo ancora si possa cambiare in meglio la scuola italiana (non difficile, vista la situazione), per quanto enormemente faticoso, ma lo si può fare solo dall’interno, come ho sempre detto da chi vive la scuola tutti i giorni, e non da professori universitari, ministri e politici che nella vita non hanno mai insegnato.

Ringrazio sentitamente tutti quelli che ci stanno provando e non smetteranno di farlo.

Stefano Alterini (docente presso l’ISIS E. Stein” di Gavirate VA)
(www.facebook.com/proff.varese)

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