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Nell’uso della lingua italiana non sbaglio mai

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16 settembre 2011

Cara signora Anna A.,

rispondo alla Sua domanda: “Lei non sbaglia mai?” Ebbene, pur correndo il rischio di sembrare alquanto presuntuoso, Le rispondo che io, in tema di conoscenza e di uso della lingua italiana, non sbaglio mai. “Lei dunque è infallibile?”, potrebbe replicare la gentile signora. Risposta: “No, non sono infallibile, sono soltanto una persona che, a differenza dei leghisti e di qualche altro anti-italiano che definisce il nostro Paese con la parola di Cambronne, ama gli italiani e la lingua italiana”.
Essendo infatti convinto che la lingua, oggi più che mai, costituisce la chiave primaria ed essenziale per la formazione dell’identità nazionale, considero inaccettabile e deplorevole che un uomo politico commetta errori di grammatica talmente marchiani da meritare di essere sottolineati, in un compito di italiano, con un fregaccio della matita blu. Anzi, se dovessi indicare ai giovani e ai meno giovani un modello degno di essere riproposto, additerei senza esitazione quel professore del liceo che ho ricordato nei miei precedenti interventi, il quale giustamente si rifiutava di proseguire (‘proseguire’, non ‘proséguere’) la lettura di un compito in classe dopo
il secondo errore di grammatica.
Mi permetta, poi, di aggiungere, cara signora, che il “buonismo” mal si concilia sia con la scienza sia con la grammatica e che l’accessibilità della cultura non è la stessa cosa dell’accessibilità alla cultura. Del resto, vi è uno scrittore contemporaneo, Raffaele La Capria, il quale ha riassunto in un modo che è esemplare sia per il tono sia per il contenuto, l’importanza del rispetto della lingua nazionale e il valore della sua conoscenza. Ritengo, perciò, che sia doveroso affidare alla sua
intensa testimonianza la conclusione di queste brevi ma, si spera, non inutili considerazioni: «Ogni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla nella bella lingua che abito, e che è la mia patria, mi sembra di rifare l’Unità d’Italia e insieme di rendere omaggio al civilissimo senso comune dei patrii numi”.

Orbilius

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