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No a speculazioni sul terremoto

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18 aprile 2009

Egregio Direttore,
                        non è  questa la situazione in cui  possono trovare spazio  speculazioni politiche sul terremoto che ha colpito L’ Aquila e provincia; al contrario, possiamo finalmente rilevare come, dopo anni di continui progressi ( a partire da Zamberletti ) nella costruzione della macchina organizzativa,  gli interventi della Protezione Civile, coordinata da Bertolaso, abbiano raggiunto, nel complesso, un notevole grado di  efficacia ( anche se è mancata una risposta, qualche giorno prima della scossa principale, alla richiesta del Sindaco della città di dichiarare lo stato d’emergenza e ritardi e disservizi, ad es. mancanza di bagni chimici e di termosifoni, ci comunque sono stati ); semmai, sono da rivedere i tagli dei finanziamenti per la Protezione Civile ed i Vigili del Fuoco  approvati dalla maggioranza di Governo con la Finanziaria del 2008 ( certo, se anche alcuni politici fossero meno "fotogenici ", onnipresenti e logorroici, parte dei giornalisti meno faziosa e parte meno servile nei confronti del "potere",  daremmo un ulteriore segnale di raggiunta maturità ).
Fatta questa doverosa premessa, a mio modesto parere, per migliorare la prevenzione ( la previsione dei terremoti, almeno per il momento ed in tutto il mondo, non ha individuato indicatori sismici, come l’emissione di gas radon, che abbiano dato risultati univoci ed accettati dalla comunità scientifica internazionale ), occorre incominciare a discutere seriamente due importanti questioni: 
 
1. l’organizzazione della fase immediatamente succesiva all’evento sismico o di altra natura;
2. la messa in sicurezza, una volta per tutte, degli edifici pubblici e privati delle zone sismiche italiane.  

 
In merito alla prima questione, le Amministrazioni Comunali  della zone a rischio dovrebbero aver già elaborato piani di interventi post calamità ( terremoti, alluvioni, frane, incendi, esplosioni in industrie chimiche, ecc.); eppure anche il terremoto aquilano ha dimostrato che le carenze maggiori sono  evidenti soprattutto, come è naturale che sia, nelle fasi immediatamente successive all’evento calamitoso. 
Questi piani, in teoria , dovrebbero contenere le indicazioni ai cittadini per la sistemazione in "luoghi di fuga" sicuri, interventi mirati per i primi soccorsi ( portatori di handicap, i sempre più numerosi anziani, spesso ammalati e a letto, soli o  con badanti, alunni delle scuole, ecc. ) e basarsi su gruppi di volontari  coordinati da Assessori e/o Consiglieri dell’Amministrazione ( di maggioranza e di minoranza )  e da  Tecnici comunali;  inoltre i responsabili, in collaborazione con la Protezione Civile provinciale, dovrebbero continuamente aggiornare tali piani ed "istruire" la popolazione con periodiche e vere esercitazioni.
 
Sarebbe, inoltre, opportuno che la Protezione Civile, strutturata su solide basi regionali e comunali,  impegnasse i Comuni a formulare i piani e contribuisse a finanziare ed organizzare le esercitazioni rendendole, soprattutto nelle zone a rischio, obbligatorie come avviene in altri Stati, in particolare Svizzera e Giappone.    

Forse, anche nelle zone poco sismiche ma non certo "tranquille" per le altre calamità, sarebbe il caso di sollecitare  i Sindaci ad istituire , d’accordo con le minoranze nei Consigli Comunali,   Commissioni che riprendano i piani ( se  esistono ) per aggiornarli e/o per elaborare altri progetti specifici di intervento per la prima emergenza e per l’organizzazione delle esercitazioni.

 
Per quanto concerne la seconda e più complessa questione, il Presidente del Consiglio dovrebbe avere il coraggio e la saggezza di trasformare il famoso e discusso suo Piano-casa, nella prima stesura senza regole e controlli, in un grande Piano di Ristrutturazione e Riqualificazione con criteri antisismici, con regole chiare e tanti controlli, degli edifici pubblici, delle scuole, degli ospedali  utilizzando, prima di mettere mano nelle tasche degli italiani non ricchi, i finanziamenti statali previsti per opere non certo prioritarie come il Ponte sullo Stretto di Messina ( al riguardo, dopo lo spreco dei soldi necessari per il Referendum, 400 milioni di euro, sono ancora più pessimista ):
il crollo di alcuni palazzi, nell’Aquilano,  con un sisma non fortissimo ( 5,8° della scala Richter ), "la dice lunga" su cosa potrebbe accadere in altre regioni e soprattutto in Sicilia, in Calabria e nalla stessa Campania con terremoti del 6,5°- 7° della scala Richter .   
Abbiamo ancora bisogno di regole e di collaudi veri,  perchè non è più ammissibile che, in uno dei Paesi del G8, una qualsiasi "calamità cosiddetta naturale" provochi sempre morte e dolore.
 

                                                                                                                                                                                         

Antonio Cucciniello

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