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Noi motociclisti ci sentiamo ghettizzati

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24 aprile 2007

Buongiorno signor direttore,

seguo con molta attenzione il discorso sugli incidenti motociclistici in quanto appassionato di moto e motociclista. Leggo sempre Varesenews e stimo lei come direttore, però non mi è piaciuta la risposta alla mail di Davide Ghirardini, risposta “liquidatoria” ad una lettera che, forse esagerata, mette però giustamente in luce quello che è il problema maggiore della comunicazione verso gli utenti delle due ruote. La verità è che ci sentiamo soli contro tutti, proviamo la sensazione di un tentativo congiunto di ghettizzarci, questa penso sia lo stato d’animo della maggioranza dei motociclisti. Non si può pretendere di sensibilizzare il motociclista quando lo si paragona ad un criminale e lo si rende l’unico colpevole e l’unico che deve pagare.

Nell’articolo si propone di addebitare al motociclista le spese mediche, potrebbe essere una soluzione, va bene, cerco di essere comprensivo, ma perchè non si parla di far pagare le spese mediche del motociclista all’automobilista che non rispetta le precedenze, che svolta senza guardare, ecc ecc? Si propone una scatola nera per capire meglio le dinamiche dell’incidente, ok, può avere un senso, ma perchè la si propone solo per le moto, per vedere a quanto andavano al momento dell’incidente? E perchè invece non metterle anche sulle auto per vedere tutte le volte che svoltano senza mettere la freccia ad esempio? Eh certo, perchè la sentenza è già stata emessa, la colpa è sicuramente del motociclista!

Ecco il problema, la colpa è sempre nostra, perchè andavamo sempre forte… vede? “Nostra”! Mi sto già sentendo di un altra categoria, mi sto già difendendo, mi sento accusato… e questo secondo lei è il modo giusto per fare comunicazione verso i motociclisti?
Le faccio un altro esempio, andando al lavoro sono stato atterrato per ben due volte da auto che “non mi hanno visto” e sono uscite da strade con lo stop mentre io arrivavo. Fortunatamente le conseguenze sono state poche in entrambi i casi ma ho davvero rischiato grosso, solo il caso, il destino, ha evitato conseguenze ben più gravi visto che in un caso pochi millimetri mi hanno salvato… Ero in sella al mio velocissimo scooter 50cc che riesce a fare 55 Km/h solo in discesa, con posizione aereodinamica e vento a favore, non stavo sorpassando e non facevo niente di strano. In questo caso chi dovrebbe pagare le spese mediche? Chi avrebbe dovuto aver montato la scatola nera?

Con questo non voglio negare l’evidenza di certi motociclisti sconsiderati che corrono a velocità folli sulle nostre strade, oltre allo scooter ho anche una moto di piccola cilindrata, una sessantina di cavalli, e nel week end mi piace andare in giro… ho visto cose indescrivibili da parte di novelli piloti impegnati in pieghe con orecchie a terra su curve cieche o in sorpassi assurdi completamente contromano prima di una curva.
Ma questi non sono i motociclisti, sono solo una piccola parte di noi, e non sono sempre loro ad essere coinvolti in incidenti, come giustamente evidenziava Davide Ghirardini nella sua mail, ci sono anche moto turistiche, scooter, ecc… tutti mezzi ben lontani dai 300 Km/h e dai 180cv.

Non aiuta poi il fatto di definire sempre “motociclista” le persone coinvolte nell’incidente, anche quando si tratta di piccoli scooter e, prima di sapere i risultati dei rilievi, condire spesso l’incidente con un “si sospetta a causa dell’alta velocità”. Questo fa pensare che tutti i motociclisti siano dei criminali che vanno come missili e hanno come massima aspirazione quella di infilarsi dentro ad una macchina. Non sto accusando lei, o Varesenews, è una riflessione in generale sulle notizie che spesso leggo o sento in tv. Anche perchè non sento mai parlare degli automobilisti al cellulare o che leggono il giornale mentre guidano, per fare due esempi, e le assicuro che sono moltissimi, in meno di 5 km da casa mia all’ufficio, tutti i giorni, ne vedo sempre più di uno impegnato in attivita “extraguida” e che guarda di tutto tranne che la strada e, soprattutto, gli specchietti.

Per carità, non voglio nascondermi dietro ad un dito, sono il primo a dire che certe moto sono fatte per la pista e, io stesso, potendo, me ne comprerei una come seconda moto da usare solo su un circuito, ma addossare la colpa di tutte queste morti solo a velocità e cavalli serve a poco, criminalizzare solo gli utenti delle due ruote, o peggio ancora solo i motociclisti, non serve a niente, serve solo a farli/ci reagire in moto stizzito, serve solo a creare due schieramenti contrapposti fermi sulle proprie posizioni… e il risultato? La gente continuerà a pensare che tutti i motociclisti sono dei criminali, i motociclisti continueranno a sentirsi ghettizzati e gli utenti delle due ruote continueranno a morire.

Daniele Tonelli

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