Ricerca

» Invia una lettera

Nom esiste una lingua lombarda

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Caricando...Caricando...

22 aprile 2007

Egregio Direttore,
leggo la lettera che le ha inviato oggi il segretario della Lega di Saronno che sostiene l’esistenza di una lingua lombarda.
In effetti era già stato da Lei pubblicato, in precedenza, un intervento del mio concittadino Roberto Macchi che mi sembrava puntualizzasse in modo definitivo la situazione evidenziando (anche con una certa arguzia) l’evidente insostenibilità della tesi del segretario leghista saronnese.
Quale sarebbe la lingua lombarda, nel momento in cui tutti sappiamo come vi siano nella nostra regione parlate diversissime tra di loro e addirittura incomprensibili a pochi chilometri di distanza?
E’ lingua lombarda quella di Pontida, che nessuno di noi varesotti capisce? O quella di Brescia? O quella di Busto Arsizio che, come tutti sappiamo, caratterizza una “enclave” linguistica assolutamente particolare e (ricordava il Macchi) delimitata da una isoglossa chiara e storicamente definita?
Ciò che caratterizza e unisce un popolo è (anche) la lingua comune – ” e koinè dialektos” d iceva il Macchi ricordando i greci – ed è evidente come questa non esistesse in Lombardia e tanto meno in quella padania che mai ha avuto unità territoriale, linguistica e politica.
Ciò non significa, naturalmente, disconoscere il grande valore dei nostri dialetti e di quanti li hanno utilizzati per opere che sicuramente hanno dignità e valore letterario: pensiamo al Porta, naturalmente, ma anche solo ai nostri poeti dialettali moderni come Loi o lo stesso Zuccato. Ma sono proprio loro, per primi, a sostenere di scrivere in un dialetto , che è stato indubbiamente “la lingua” di un’area geografica ma che non è certo una inesistente “lingua lombarda”.
Si tratta quindi di intendersi e di far funzionare il cervello senza arrampicarsi sui vetri o cercare improbabili appoggi in “enciclopedie fai-da-te” qual è per definizione Wikipedia.
Il nostro dialetto, le nostre tradizioni, la nostra storia hanno un grande valore e dobbiamo custodirli e preservarli con amore.
Nulla a che vedere, per tutto questo, con i penosi cartelli stradali in vernacolo o con altre manifestazioni di chiusura al mondo che ci circonda: lo si voglia o no, noi siamo tutti “meticci” e figli delle cento culture che hanno attraversato le nostre terre.
Siamo anche (tanto) romani, per esempio, checchè se ne dica e anche se non ci fa piacere. E siamo barbari e longobardi e francesi e spagnoli e austriaci (e adesso anche un po’ americani).
Per fortuna siamo tutto questo, altrimenti saremmo ancora come qualche popolo che ogni tanto si ritrova in Nuova Guinea o in Amazzonia , fermo all’età della pietra.
Io sono un cultore appassionato della storia della mia città, Gallarate, e delle sue tradizioni (penso anche di essere uno dei maggiori collezionisti di tutto ciò che è stato scritto sulla mia città).
Ma questo amore per le mie radici – la mia famiglia è qui almeno da 500 anni – non fa velo alla ragionevolezza che mi fa consapevole di come sia proprio l’affetto alla mia piccola patria a farmi amare la nazione che ci unisce. Anche grazie al la sua lingua.

Un cordiale saluto
Angelo Bruno Protasoni
Gallarate

Angelo Bruno Protasoni

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.