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Non bisogna vedere l’albero, bensì la foresta

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1 giugno 2011

Caro Direttore,
imbattendomi nella lettera “Arresti eccellenti” del 25 maggio a firma Roberto mi ha
sorpreso l’affermazione: “Da quando questo Governo è in carica i risultati ottenuti contro la
criminalità organizzata sono stati notevoli”. E ancora “Le nuove leggi approvate, sempre da questo
Governo, hanno consentito un più efficace sequestro e confisca dei beni della criminalità
organizzata”.
Come è noto questo Governo brilla per la manipolazione informativa, mirando ad accreditare al suo
operato meriti che non gli appartengono.
Innanzitutto gli arresti dei latitanti sono opera delle forze dell’ordine e della magistratura, che
magari per anni, come nel caso di Provenzano, sono state costrette ad impegnare parte dei loro
esigui organici per giungere alla definitiva cattura, al di là dei Governi in carica.
 
In secondo luogo la legge che restituisce i beni dei mafiosi alla società è la 109 del 28 febbraio
1996: pertanto è operante da ben quindici anni, permettendo di trasformare gli edifici confiscati in
scuole, caserme, centri per anziani, mentre sui terreni confiscati sono sorte delle cooperative che
danno lavoro a giovani che ruotano attorno alla associazione Libera, guidata da Don Ciotti.
 
Si deve proprio all’associazione Libera se si è giunti a questa legge, poiché nel 1995 raccolse un
milione di firme per sollecitare il Parlamento a legiferare in questa direzione, migliorando il lascito
del compianto Pio La Torre.
 
Invece, se vogliamo essere precisi, con il decreto legge del 4 febbraio 2010 è stata istituita semmai
l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla
criminalità organizzata, con sede a Reggio Calabria e Roma.
 
Scrivo queste righe consapevole che le contraddizioni dell’attuale compagine governativa in
materia di lotta alla mafia sono più che evidenti, anche se su di esse si preferisce glissare.
 
Nicola Gratteri e Piero Grasso, nonché la magistratura, hanno espresso giudizi assai critici rispetto
al testo sulle intercettazioni che il governo vorrebbe tramutare in legge.
 
Enzo Ciconte nel libro “’Ndrangheta Padana”, già recensito su queste colonne, è stato puntuale
nel documentare i rapporti tra la mafia calabrese ed esponenti di Pdl e Lega Nord, anche mediante
l’operato dei cosiddetti uomini-cerniera di aree contigue a queste formazioni politiche.
 
Il decreto sviluppo, dando la possibilità di affidare senza gara lavori per opere pubbliche fino
a un milione di euro, non va nella direzione di una maggior trasparenza e alimenta quella corte
affaristico-mafiosa che ho già denunciato nella lettera del 25 maggio.
Cosa dire poi in Campania di Nicola Cosentino, un politico, come ha sostenuto Roberto Saviano su
La Repubblica del 26 maggio, “che si divide tra processi e campagna elettorale, su cui pende una
richiesta d’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa”?
 
Mi fermo qui, perché “non bisogna vedere l’albero, bensì la foresta” quando si tratta di analizzare in
questo caso un fenomeno come quello della criminalità organizzata, senza scadere nella propaganda
di regime.
 
Cordiali saluti
Gian Marco Martignoni

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