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Non condanniamo le tradizioni

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21 ottobre 2007

Caro Direttore,
le lettere sulla prostituzione (e nel particolare “Non si può rendere normale ciò che degrada una persona”) mi fa voler mettere l’accento su un’incongruenza.
Oltre a condividere completamente la lettera della Lattuada vorrei prendere questo esempio per ricordare a quanti parlano dell’Islam, la donna nell’Islam (però anche nella cultura greca la donna non era in una condizione migliore) etc… che, allo stesso tempo, è normale ed accettabile la prostituzione e mercificazione della donna nell’Occidente (oltre alla prostituzione non dimentichiamo le veline e così via dicendo).
Se permette vorrei fare una precisazione in merito alla mia riflessione complessiva (Riflessioni sul cartello della Lega Ticinese) ed ad alcune altre mie lettere.
Più volte ho detto che tutte le tradizioni vanno rispettate e questo è un punto fermo; ovviamente non significa accettare le pratiche dell’infibulazione (comunque ci sarebbe pure la circoncisione), del taglio delle mani, della teocrazia ed altre cose però ciò che intendo dire è che non vanno condannate le tradizioni in toto in cui si trovano questi esempi ma vanno condannati gli specifici singoli casi (intendo le singole pratiche e non le singole tradizioni) e va fatto capire perché non sono accettabili (ieri, infatti, ho citato i diritti civili).

Distinti Saluti

Luca Piol

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