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Non di solo folcklore vive la politica

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27 giugno 2011

Caro direttore,
si sprecheranno le battute sull’imprudenza leghista di prendere una corda in prestito da Pisapia (il solo Marco Pinti, che di Pisapia se ne intende, aveva messo i guanti :-).

Anche Bossi prova a riderci sopra, anche se a cadere non è stato Berlusconi, ma la Lega. Finchè nessuno si fa troppo male si può anche ridere.

Il discorso serio in realtà lo aveva già fatto Federico Geremicca sulla Stampa dopo Pontida, un’analisi che pare quasi l’annuncio della caduta collettiva di ieri: "..quando in attesa dell’arrivo di Bossi il segretario della forte Lega di Bergamo chiama sul palco «i templari del bel fiume Serio» – e loro sul palco ci salgono davvero – allora il dubbio svanisce, e si può dire con certezza che da queste parti qualcosa non va: o almeno non va più. E non va più perché il folklore va bene quando adorna e rappresenta – come è stato fino a ieri – una linea corsara, furba e spesso fin troppo aspra; ma quando quella linea non c’è più, quando l’affanno è evidente e il Capo non ha una rotta da indicare alla sua gente, allora non resta che il folklore: e di folklore anche una forza come la Lega lentamente può morire."
L’impietoso confronto setese tra la piazza entusiasta di una anno fa e quella perplessa e semivuota di oggi è più eloquente di tante parole.

saluti cordiali

Roberto Caielli

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