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Non è La Russa che può rendere omaggio ai nostri soldati

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26 dicembre 2009

Egr. Direttore,
No, non è il “nostalgico” LaRussa che può rendere degno omaggio ai soldati e agli ufficiali italiani che combatterono nella seconda guerra mondiale. A qualsiasi arma appartenessero il “regime” li
aveva buttati tutti allo sbaraglio.
Pensando che il conflitto sarebbe durato quanto un lampo dato che le orde naziste nella primavera del ’40 avevano sconfitto e occupato già mezza Europa, Mussolini ruppe gli indugi e il 10 giugno schierò l’Italia a fianco di Hitler. Sapeva che l’esercito era impreparato ma lui aveva bisogno assoluto, come disse al capo di stato maggiore che mostrava qualche titubanza, di alcune migliaia di morti per poter alla fine sedere al tavolo dei vincitori e pretendere la propria parte di bottino.
La guerra invece si prolungò grazie alla resistenza delle forze e delle potenze antifasciste e l’esercito italiano, in più di tre anni, non conobbe che sconfitte, nei Balcani, nell’Africa settentrionale, in Abissinia, in Russia . .
.
I soldati italiani seppero compiere anche atti di coraggio e valore ma l’efficacia ai fini della guerra era nulla. Anche i reparti scelti della marina militare cui strumentalmente fa riferimento La Russa furono artefici di alcune brillanti incursioni contro gli inglesi ma la flotta italiana era già stata colpita mortalmente nello spazio di una notte. Quella notte di Taranto dell’11 novembre ’40, a soli cinque mesi dalla dichiarazione di guerra contro l’Inghilterra, quando gli inglesi bombardarono le corazzate italiane, mettendo fuori uso anche l’ammiraglia, che erano rimaste ancorate nel porto.
Un’insipienza tale che il giorno dopo alla Camera dei Comuni Churchill sarcasticamente commentava: “Questo avvenimento particolare assume il sapore di una beffa per il fatto che nello stesso giorno l’aviazione italiana, per espresso desiderio del sig. Mussolini, ha partecipato con propri aerei alle
azioni di bombardamento dell’Inghilterra. Certo, gli aviatori italiani avrebbero fatto meglio se fossero rimasti a difendere la loro flotta nel porto di Taranto.”

Cordiali saluti

Maria Pellegatta

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