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Non è più tempo di leader antidemocratici

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22 novembre 2012

 Caro direttore,

è interessante la lettera del signor Dotti, in fondo mette in risalto un dato non trascurabile: anche il nuovo, e l’egocentrico Di Pietro presentò il suo movimento dal nome altisonante, Italia dei Valori, come "nuovo" è vecchio come il cucco e per giunta adesso si scopre che le novità e i valori abbondano
mica tanto Non basta essere fuori dal famigerato apparato per essere cristallini, anzi,
spesso le rigide e odiate regole all’interno dei partiti finiscono con l’essere una garanzia contro la corruzione. La scarsa democrazia interna che ha da subito caratterizzato il il movimento dell’ex magistrato oggi mette nero su bianco come dovrebbe essere ben valutata la credibilità dei militanti, dei candidati e dei dirigenti che spesso ricoprono cariche importanti senza passare per il viatico del metodi
democratici e un po’ pedanti, con cui i partiti magari vecchi, ma seri si affidano. Il predellino, l’acclamazione, il santone di turno, il demagogo sono i veri nemici della democrazia, ma noi italiani un po’ smemorati, accorriamo in massa sotto i balconi scordando quanto male ha causato al nostro paese un tristemente famoso balcone.

Non rischiamo certo una dittatura da bastone e olio di ricino, ma una forse peggiore: l’annientamento della coscienza critica in cui il dittatore è il capitale che ci tiene tutti sotto giogo drogandoci la mente con menzogne e pubblicità occulte che ci mandano a votare persone e partiti "killers"di cui sono il vero mandante, che se solo ci soffermassimo a ragionare un secondo, non prenderemmo nemmeno i considerazione data la pochezza della proposta politica e la totale mancanza di decenza nel presentare il niente farcito di slogan. I partiti sono il punto di forza di un sistema democratico, in Italia per
colpa della leggerezza con cui si cambia bandiera perchè averne una per tutta la vita è fuori moda, diventano marchingegni di corruzione, alcove per puttanieri della politica, saune dove ripulirsi l’immagine e riciclarla. L’antidoto quindi non è il tiro al piattello, ma l’esercizio del pensiero, la corretta lettura dei fatti, il saper distinguere una campagna elettorale per eleggere un possibile candidato premier da un meschino tentativo di resa dei conti all’interno di un partito. L’antidoto ad una parte, una parte non tutta, di classe dirigente corrotta non è lo sfascio della classe dirigente in toto e della politica, ma la scelta
ponderata delle persone valutate per i loro meriti e non per i demeriti altrui.

Roberta

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