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Non minimizziamo le discriminazioni

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12 novembre 2008

Egregio Direttore,

la lettera del signor Gelosia (A Gallarate non siamo in guerra) mi chiama in causa. Egli afferma che ” Per quel che vedo il conflitto tra furgoni e tappeti è molto limitato” e poi aggiunge che ” A chi volesse dire che sono un illuso dicendo che il conflitto riguarda pochi, ricordo che a Gallarate e dintorni vivono più di qualche migliaio di mussulmani e che se solo un quarto di loro si radunasse veramente a pregare in via Peschiera gli effetti sarebbero ben diversi “.
Io non credo che sia molto importante il numero di persone che subiscono una discriminazione (infatti, di solito sono minoranze), so solo che non vorrei che succedesse a me, e pertanto, se noto che una discriminazione colpisce anche solo pochi individui, significa che domani potrebbe colpire me. Ho già detto che non ho particolare simpatia per la religione islamica (non è diversa dalle altre), e che i musulmani non ne hanno per me (per loro sono un miscredente), ma c’è una sintonia tra me e loro: entrambe siamo “minoranze”, e sentiamo il peso di quei piccoli o grandi gesti che in qualche modo ci fanno sentire “diversi”, di serie B.
Tipicamente, chi fa parte delle “maggioranze” minimizza, oppure a volte, anche in buona fede, non si accorge proprio dell’effetto negativo delle proprie azioni, a danno degli altri. Io sono ottimista, spero che i miei connazionali siano in buona fede, e che non si accorgano di fare discriminazione semplicemente perchè non hanno mai avuto occasione di sentire le ragioni dell’altro. Spesso mi esprimo in modo grezzo, quasi naif, importunando i lettori di questa gradevole rubrica, ma se lo faccio è perchè ho la speranza di far conoscere, alla “maggioranza” dei lettori, il punto di vista di chi non segue nessuna religione e non adora nessun dio, la mia minoranza.
Quando, come in questo caso, altre minoranze subiscono, mi sento intimamente, umanamente solidale con loro. In ogni caso, se al signor Gelosia interessano i numeri, do i numeri. Al mio paese ci sono poco più di 3000 abitanti, ed alle funzioni domenicali, in chiesa, ci saranno circa una trentina di persone (nella giornata), quindi un rapporto di 100 a 1, su cento cattolici ufficiali, uno solo di essi frequenta costantemente le funzioni religiose.
Gelosia scrive che più di qualche migliaio di musulmani orbita nel gallaratese (facciamo 3000, per comodità di calcolo?), e quindi se solo ci fossero stati 30 islamici in via Peschiera, sarebbero stati nella stessa proporzione dei cattolici del mio paese, secondo il rapporto 100 a 1. Accidentalmente, però, mi è capitato di vedere delle foto che ritraevano i musulmani in via Peschiera, e mi sembrava proprio che fossero in numero ben maggiore di 30. A ciò si aggiunga il fatto che le donne islamiche, solitamente non pregano insieme agli uomini (nella moschea lo fanno in zone separate): se lo facessero il numero complessivo di via Peschiera sarebbe doppio.
Pur citando cifre indicative, non è difficile capire che si sta parlando di tutti i mussulmani del gallaratese, tutti quelli che frequentano le funzioni religiose, come se qualcuno posteggiasse il furgone fra l’altare e la prima fila di panche della chiesa principale del mio paese, o del paese del signor Gelosia, o del paese di ciascun lettore fedele della religione di “maggioranza”.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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