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Non si può rendere normale ciò che degrada una persona

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20 ottobre 2007

Caro direttore,
vorrei fare un’osservazione in merito alla lettera di Marco R.
Il suo discorso dal punto di vista del decoro delle nostre strade e perfino, tirandola per i capelli, della dignità delle donne non fa una piega.
Però, forse perchè sono una donna resto sempre un po’ perplessa quando si vuole ” normalizzare” qualcosa che a mio modo di sentire degrada la persona.
Accettare la prostituzione come fosse una normale professione e quindi gestirla come tale da parte dello Stato, secondo il mio parere è come, mi si consenta il paragone un po’ forte, applicare il principio della riduzione del danno per un tossico.
Mi sembra sempre e comunque una sconfitta per la società e per l’individuo; in ogni caso non si libera il soggetto debole dalla sua condizione.

Considerato che poi una donna è libera di decidere della sua vita; chi può farlo, ed è quel che capita alle prostitute diciamo, nostrane, gestisce la sua “professione” in casa propria e senza padroni, mentre toccherà ancora alle vittime del racket farne le spese perchè sia sulle strade o dentro un comodo appartamento con il bagno resteranno sempre schiave.

Roberta Lattuada

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