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Non tutti i referendum sono stati ignorati

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1 aprile 2009

Egregio Direttore,
un lettore si chiede – e ci chiede – quante volte le decisioni popolari espresse con il referendum non siano state attuate. In effetti è successo, anche se non dobbiamo trascurare tutte le volte in cui il referendum è invece effettivamente servito a dire una parola definitiva sulla volontà popolare: basta pensare a quelli che confermarono la Legge sul  divorzio e sull’aborto, oppure a quello  – recente – che ha respinto le modifiche costituzionali approvate in parlamento da una maggioranza di destra che non rappresentava la maggioranza dei cittadini. Ma ci furono altri referendum importanti nella nostra storia: quelli del "78, per esempio, che confermarono la Legge Reale e anche (conviene ricordarlo) quella sul finanziamento pubblico dei partiti.
Oppure quello che respinse la proposta di abrogare il taglio dei punti sulla scala mobile. E poi quelli sul nucleare, sulla responsabilità civile dei giudici e sulla commissione inquirente. E così via. Io credo che l’istituto del referendum (abrogativo o confirmativo per le modifiche costituzionali) sia uno strumento importantissimo in un sistema democratico come il nostro: può effettivamente servire per verificare, su temi specifici, la corrispondenza fra la volontà popolare e le decisioni parlamentari. Il fatto, gravissimo, della mancata attuazione di alcune decisioni referendarie non toglie nulla alla validità dello strumento: dimostra solo – se ce ne fosse bisogno – come un parlamento eletto fattosi casta abbia potuto permettersi di infischiarsene della volontà popolare. Proprio per questo io penso che siano importanti i referendum di giugno: perchè mirano a restituire ai cittadini (senza nessuna possibilità per la casta di sottrarsi alla decisione popolare) una facoltà di scelta con l’obiettivo di una migliore governabilità del paese.
Sul merito dei quesiti ognuno di noi potrà poi dare una risposta positiva o negativa, secondo coscienza e convinzione: ma non è questo il problema in questo momento. Il problema che abbiamo davanti a noi oggi è un altro: è quello dei dirigenti di una forza politica, la Lega, che per difendere un interesse elettorale non accettano un confronto di idee da cui possano emergere favorevoli e contrari ma cercano solo di invalidare la votazione. Vogliono farlo facendoci andare alle urne tre volte in tre settimane e mettendo a carico di tutti i cittadini questa spesa supplementare di 460 milioni di euro.
Io la ritengo una posizione irresponsabile nello stato di crisi in cui si trova il paese e nel momento in cui, noi che lavoriamo, fatichiamo a tenere a galla la barca. Un cordiale saluto 
Angelo Bruno Protasoni - Gallarate

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