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Non uno di meno

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30 aprile 2009

Caro direttore,
 
Sono una mamma e scrivo per appoggiare pienamente quanto bene esposto da Marco Pippione.
Di quanto accade, nessuno puo’ lavarsene le mani.
Ferma restando la libertà personale di ciascuno, sono tanti i gesti e le omissioni che portano a definire una vicenda e che influiscono su una singola vita. Io non conoscevo Dean, nè i suoi sventurati compagni, ma penso che nell’arco di diciassette, diciannove, venti anni, siano parecchie le influenze che possono avere ricevuto e solo per ipotesi mi viene in mente una famiglia affettuosa sì, ma forse incapace di contenere da sola tanto disorientamento, una scuola che da sola non ha la possibilità di arrivare dappertutto e di tappare tutti i buchi di una situazione difficile, la mancanza di reti di volontariato efficaci che diano una mano nel tempo extrascolastico e abbiano risorse e gente capace di ‘andare a cercare’ chi si è ‘perso’ fuori dalla scuola e dal lavoro, per proporgli qualcosa di coinvolgente, che aiuti a valorizzare se stesso, iniziative, luoghi, spunti per capire quanto si vale e quanto si è apprezzati e quanto si può fare per sé e per gli altri.
Il motto ‘Non uno di meno’ dovrebbe essere la strategia di ciascun ente e pubblica amministrazione, innanzitutto, insieme con il volontariato, coinvolgendo la gente, perchè su una vita possono essere tremendamente importanti anche le parole e i gesti di un vicino di casa, di un conoscente, persino di una persona per strada o di un negoziante. Difendere, proteggere, sostenere, cercare un minore è una ‘gentilezza’ che facciano alla nostra personale dignità, prima di tutto.
Credo anche che, se lo Stato non deve essere ‘religioso’, neppure può essere semplicemente laico e stop, parola in cui tutto può entrare. Lo Stato deve essere etico, così come etici sono i fondamenti della Costituzione e come etica è la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo: ogni sforzo deve essere fatto perchè sia garantita la dignità e la possibilità di crescita di ciascuno, qualsiasi siano le sue ‘possibilità’ di partenza, perchè è prezioso.
Nuoce l’attuale clima di disorientamento e mancanza di prospettive sul lavoro, sul futuro, su un mondo che appare così aspro nelle tematiche dell’inquinamento, della crescita demografica, dell’immigrazione, dell’invecchiamento della popolazione, delle prospettive di carenze alimentari e idriche tra venti, trent’anni, se non vi poniamo rimedio, e quindi di lotte e guerre, come da sempre si è fatto per il territorio e la sopravvivenza: non perchè siano problemi non governabili, ma per troppe discussioni a vuoto, in cui tutti quanti, di qualsiasi parte politica, fanno il loro discorsetto, dopo di che tirano su baracca e burattini e tutto resta come prima.
Credo che tanti giovani avvertano l’inutilità dei bla bla bla e l’insincerità di chi li usa per propaganda.
La politica e la pubblica amministrazione devono farsi carico di queste urgenze e, sugli stupidi protagonismi da pop star, zitti e mosca.
Credo che una televisione che vive di gossip e che manda in onda a tutto spiano programmi di costosissima realizzazione in cui il vincente è chi e più ‘bello’ o più aggressivo o più nudo o più volgare o più ricco sia un insulto ai nostri ragazzi.
Credo che ciascun bambino abbia in sè il gusto della bellezza e il senso di ciò che è buono e il bisogno di affetto: ce ne vuole di anni e di fatica a distruggerli, ma, se ce la mettiamo tutta, con l’aiuto di una scuola sempre meno pubblica, di scarse risorse per i servizi sociali e il volontariato, di una cultura cui è costoso accedere, di chiusura o mancanza totale di centri sociali, di deputate veline, di grandi fratelli, di ronde e con una spolveratina di pregiudizio e di odio, magari ce la facciamo.
Credo che, nonostante tutto, un gesto di attenzione e affetto, di solidarietà e interessamento sincero, oltre a non costare niente, possono fare miracoli.
Credo infine che tutti, tutti, siamo responsabili di quello che accade: questo è il prezzo e il valore inestimabile della nostra libertà.
Caro Dean, ti faccio da quaggiù una carezza assicurandoti che la tua morte orribile ci ha ferito tutti, così come ci ferisce il deserto in cui si trova attualmente chi ti ha ucciso.
 
Flavia, una mamma

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