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Nostalgia della doppiezza togliattiana

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29 gennaio 2009

Egregio Direttore,
l’intervento di Angelo Basilico, del 29 gennaio 2009, deve aver colpito, visto che compare ben due volte con titoli diversi: “Togliatti e corruzione”, “La politica e la storia sono sempre contraddittorie”
Premesso che Basilico fa bene a rivendicare la storia e il ruolo avuto da Togliatti nella costruzione della Repubblica e della democrazia italiana, in un’epoca in cui le diversità e le differenze vengono annacquate in una indistinta omologazione ai modelli vincenti. Non se ne avrà se ricordo che il togliattismo merita qualche osservazione in più.
Promosso dalla Fondazione Gramsci e dall’Università Roma tre, nel 2004, si tenne uno degli ultimi convegni su Togliatti. Non fu la solita celebrazione commemorativa, ma un confronto autentico. Il compromesso politico-storiografico che ne emerse portò a includere Togliatti fra i padri della Repubblica, ma senza ometterne gli altri aspetti terribili della sua biografia. Al contrario mi sembra che Basilico non si discosti da quella visione agiografica che attribuisce a Maria Pellegatta, in questo dimostrando di essere tutto all’interno di quell’ambiguità che i comunisti italiani non hanno mai sciolto.
La storia è contraddittoria, ma le acrobazie sono prerogativa dei giocolieri, non c’è un Togliatti “buono”, nazionale, italiano, diverso dal Togliatti, protagonista delle purghe staliniane, della decimazione degli antistalinisti durante la guerra civile spagnola, dirigente dell’Internazionale comunista che abbandona ai Gulag sovietici quei comunisti italiani, rei di essere contrari alla politica di Stalin. Togliatti è comprensibile soltanto dentro la tragedia della storia del secolo scorso, riproporlo lo trovo un anacronismo pericoloso, anche se capisco la provocazione di Basilico.
Non so se Togliatti, oggi, avrebbe realizzato quanto Basilico si prefigura nel suo immaginario, certo è che quanto egli adombra è piuttosto contraddittorio: per un verso rivendica libertà e democrazia e dall’altro tesse le lodi di una politica ridotta a pura tattica, priva di progetto. Il giustificazionismo della politica di Togliatti, per altro, è pensabile soltanto dentro una visione finalistica della storia.
Che senso ha rivendicare, oggi, la politica della doppiezza di togliattiana memoria? La doppiezza, la politica del doppio binario è stata uno dei motivi che ha ritardato l’evoluzione del Paese verso una democrazia compiuta. È servita ai comunisti a rivendicare la loro presunta “diversità” per evitare di riconoscere la sconfitta storica del comunismo. Se, oggi, in Italia non esiste una realistica alternativa riformista alla linea del neo-liberismo, lo si deve anche alla sopravvivenza della cultura della doppiezza, come testimonia la rinuncia degli eredi del PCI a confrontarsi con l’esperienze dei tanti modelli di socialdemocrazia affermatisi in Europa
Una considerazione finale: tagliare l’erba sotto ai piedi dei socialisti deve essere un’ossessione di comunisti ed ex comunisti, in fondo è quello che sta facendo Veltroni con la modifica della legge elettorale per le europee. Non vorrei che Basilico stesse meditando di entrare nel P D dove ancora sopravvivono gli epigoni di Togliatti.

Giuseppe Nigro, Segretario Fed. Provinciale Partito Socialista Varese

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