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Nuovi comuni

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19 novembre 2012

Egregio direttore,

Ho seguito, nei suoi riflessi, gli echi di Glocalnews, primo festival di giornalismo on-line che avete organizzato. Il guardare il mondo partendo dalla prospettiva locale  mi pare un obbiettivo che avete largamente centrato. Le vostre intuizioni, ma anche le intuizioni del sociologo Bonomi sul “cambiamento di dimensione delle realtà locali e il loro ridisegno” stimolano nuovi schemi nei quali lo spazio locale (socio/culturale/economico/politico)  raccoglie e reca contaminazioni che le nuove tecnologie rendono bidirezionali. Un processo dialettico di arricchimento dove micro e macro interagiscono.

Questa prolusione non è sganciata ne è sganciabile dalle considerazioni che intendo di seguito sviluppare. Il mio “focus”è la legge 135/12 che ha convertito in legge il DL 95/11 che pur ampio e composito e vestito (forse volutamente) con il classico look  delle leggi omnibus”,  ha smosso un “vago e variopinto” dibattito  solo per il cosiddetto “accorpamento delle province” dalle quali sparirà quella di Varese. Can-can solito con “mortaretti silenziati” da politica e dintorni. Rari fuochi fatui e poche le reazioni solleticanti il campanilismo più becero; fortunatamente nulle sul piano dei risultati peraltro in sintonia con una tematica incapace di suscitare passioni anche le passioni da stadio.

Silenzio quasi assoluto invece per quella parte di provvedimento  (che considero la più importante , forse retaggio pro-futuro della “Agenda Monti”)  che concerne il riordino dei comuni. Potenzialmente questo è il vero “assist” che la legge ci ha consegnato. Su questo politica e giornali cartacei e web sono risultati evanescenti e quindi l’opinione  pubblica non è stata per nulla, né informata e tantomeno coinvolta.  E invece………. Quando si sancisce in itinere l’obbligatorietà  di arrivare a  Unioni fra i comuni (con un bacino ottimale di almeno 10.000 abitanti, salvo circostanziate eccezioni) si prefigurano assetti territoriali delle Autonomie Locali più adeguati alla società attuale perché capaci di rispondere a esigenze di governo efficiente per i territori, per le allocazioni economiche, per la razionalizzazione dei servizi e per il controllo dei costi correnti.  La legge evoca pertanto la ricerca di quelle affinità che debbono essere il motore del cambiamento . Cambiamento che segnerà una cesura con la “storicità” a mezzo della quale  le singole comunità tutelarono le scarse risorse agricole per l’autosussistenza. 

Oggi con la rete, una democrazia locale unificata da una tecnologia che superi finalmente il digital divide, da comuni stili di vita, dalla sua organizzazione della vita materiale,  ci porta naturalmente a superare gli steccati di “campanile”. Si rende perciò possibile l’instaurazione di un rapporto inedito tra amministratori/amministrati su un raggio più vasto  che tenga conto della complessità e delle interrelazioni legate alla mobilità che sono presenti quali fattualità materiali.

Il dibattito sulla questione  che sollevo vorrei che partisse dal basso, fosse coinvolgente. Altrimenti ce lo cala la politica tout-court quella delegata alla Regione o al CAL (Consiglio dei 45 delle autonomie locali) comunque da rieleggere e “rinominare” dopo la prossima tornata elettorale. Le Unioni Comunali lasciate alla esclusività della politica  corrono il rischio di una esasperata e opportunistica ricerca delle sole “affinità” di schieramento, trascurando magari del tutto la individuazione di effettivi “bacini” entro le quali calarle.

Pensando perciò che la questione sollevata sia meritevole di quel dibattito che auspico vorrei a questo punto fornire il mio punto di vista:

Con  una provincia come la Varese/Como/Lecco le Unioni comunali potrebbero assumere la funzione di “distretto” entro i quali contemperare e ri-verificare la già presente disponibilità sia di servizi sanitari che per la sicurezza. Tutto ciò reca al “distretto” una “valenza” politica che può premere adeguatamente su Regione e  Superprovincia;

Si potrebbero perciò ridurre le Unioni comunali sul territorio ex provincia di Varese anche a solo 22 contro i 141 comuni attuali  la cui fotografia ci si rende con una distribuzione di abitanti siffatta (censimento 2001):

–          8 comuni da 0 a 500 abitanti;
–          42 comuni da 501 a 2000 abitanti;
–          42 comuni da 2001 a 5000 abitanti;
–          27 comuni da 5001 a 10.000 abitanti;
–          22 comuni con altre 10.001 abitanti.

allargando le Unioni Comunali con bacini di abitanti che vanno dai 4850 della zona più montana ai 155.000 di una Busto Granda” e che potrebbero essere riunificati per sintesi su “Alto Verbano” (Maccagno e limitrofi), Colli Varesini (Albizzate e limitrofi), Tre laghi (Besozzo e limitrofi), Valceresio, Valcuvia, Campo dei Fiori (Gavirate e limitrofi), Brabbia (Biandronno e limitrofi), Ceresio (Lavena Ponte Tresa e limitrofi), Malnate (con Cantello e Vedano), Seprio, Saronno (con limitrofia), Laveno e limitrofia, Valtravaglia, Valbossa (Azzate e limitrofi), Malpensa, Gallarate, Luino, Ticino (Sesto C. e limitrofi), Trelaghi (Ternate, Varano, etc.) Tradate e limitrofi, Varese (Gazzada-Lozza), Busto Granda;

In sintesi: una strutturazione nuova delle Autonomie locali basata su “Località Faro” o su territori di limitrofia con similarità culturale, orografica e/o a vocazione turistica prevalente , o su affinità a distretto di tipo economico.

E’ un oltre Monti!

Grato per l’eventuale attenzione invio distinti saluti

Giancarlo Bianchi

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