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O è un capocomico o è un eversore: “tertium non datur”

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6 ottobre 2007

Egregio direttore,

la logica non lascia scampo ai seguaci di Umberto Bossi, giacché li pone di fronte al seguente dilemma:

a) o il loro leader è un capocomico, una macchietta che, fra lazzi e pernacchie, ‘fa la mossa’ e allora, in tal caso, va consegnato, se non alla commedia dell’arte, al folclore padano di quelli che il grande filologo Gianfranco Contini definiva “Calibani gutturaloidi”;

b) o il loro leader è in grado di intendere e di volere e, quindi, non si limita ad usare “un linguaggio colorito”, ma, incitando alla “lotta di liberazione 10 milioni di veneti e altrettanti di padani”, invita ad infrangere la legalità repubblicana e a commettere, lo ripeto, un’azione gravissima, ponendo in essere l’antecedente prossimo di “un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato”: reato, questo, che, secondo l’articolo 286 del Codice Penale vigente, è punito con l’ergastolo.

Per quanto mi riguarda, ritengo che, attribuendo a Bossi la piena responsabilità mentale, politica e morale di quanto dice e propone, io gli rendo, in un certo senso, onore, mentre coloro che considerano le sue esternazioni come il frutto di sparate da comizio o il prodotto di una fraseologia pittoresca mostrano, che siano suoi seguaci o che siano suoi avversari, di trattarlo, né più né meno, che come un ‘minus habens’.

Avendo sempre riconosciuto all’ideologia leghista, pur giudicandola ripugnante e aberrante, il significato di una ‘forma della coscienza sociale’ radicata in un certo tipo di realtà economica e territoriale, non posso non valutare le prese di posizione assunte da Bossi come estremamente gravi e, dunque, tali da rendere necessari sia l’intervento della Magistratura che l’intervento del Capo dello Stato.

Infine, desidero ricordare che l’Italia è il Paese delle cento città, un Paese lungo e vario, dove non mancano decine e decine di milioni di Italiani decisi a difendere con tutti i mezzi, insieme con la Costituzione nata dalla Resistenza, la “Repubblica una e indivisibile” (articolo 5 della Costituzione).

Enea Bontempi

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