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Obama, la bibbia e il cavaliere

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15 gennaio 2009

Caro direttore,

Ha sperato fino all’ultimo. Aveva pensato anche di vestirsi più “nero” del solito per proporsi nel ruolo di “Bibbia”, pur di essere sul podio e rubare la scena dell’evento più atteso di questo inizio 2009. Sei, otto o dieci milioni di occhi puntati sul palco, senza contare quelli sugli schermi televisivi di tutto il mondo, non capita di incrociarli tutti i giorni.
Ma Obama lo ha deluso. Il neo presidente degli Stati Uniti d’America ha deciso di giurare su quel volume consunto e polveroso, conservato tra le ragnatele della biblioteca del Congresso. Sarà anche la Bibbia dalla copertina di velluto color amaranto, su cui giurò Abramo Lincoln, ma vuoi mettere l’emozione, l’opportunità e l’originalità di giurare, invece, sulla testa di un “Unto del Signore”?
Fosse stato solo per il piacere, in diretta planetaria, di potergli scompigliare la capigliatura posticcia e rivelare al mondo intero l’aspetto vero, decadente e sconosciuto del Cavaliere, forse qualche minuto in più di riflessione poteva meritarlo.
Ancora una volta si riconferma l’assioma di Roberto Benigni, che lo vuole smanioso di fare lo sposo ai matrimoni e invidioso di non essere il morto ai funerali. Chiamandosi fuori dall’appuntamento-evento di Washington, per incompatibilità del ruolo da comparsa, rispetto all’usuale copione da protagonista, il Premier italiano recupera la disponibilità in agenda del 20 gennaio e annuncia che rimarrà ad Arcore. Magari a guardare il Grande Fratello.
Dopotutto ognuno può essere orgoglioso del fratello che può vantare. Se, per la prima volta nella storia, gli animi di milioni di fratelli di colore possono sentirsi finalmente riscattati, da quel fratello diventato grande e ora Presidente, chi da sempre si è sentito chiamare Presidente trova riscatto nelle performances del suo Fratello televisivo e nei suoi elevati indici d’ascolto . Ma se proprio lo volete sapere, il vero disagio del Cavaliere sarebbe stato il poco fraterno senso di nausea alla vista della selva di capelli crespi, ricci o stirati a far da cornice alla solennità di un impegno concreto. Decisamente troppo per il fratello-profeta del virtuale a tutti i costi.

Antonio V. Gelormini

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