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Occhio alle truffe nei parcheggi. La crisi aguzza l’ingegno…

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29 maggio 2013

Se in un parcheggio qualcuno ti regala un melone, attento: non è Satana, ma un truffatore. Questa è la morale di quanto mi è accaduto oggi, poco dopo le 17, nel parcheggio libero retrostante quelli a pagamento dell’Ospedale di Circolo. Mi dilungo nei dettagli perché potrebbe accadere ad altri.<br />
Mi ero appena seduto nell’auto, immerso nei miei pensieri, allorché al finestrino si affaccia un tipo, circa 35 anni, che mi dice: "Ciao! Non mi riconosci? Sono quello dell’intonaco, lavoravo per Antonio, ti ricordi?". Ora, caso vuole che la scorsa estate la facciata della casa dove abito sia stata rifatta, e che Antonio fosse il nome del titolare dell’impresa. Così, pur non avendo mai visto quella faccia, dò retta a quell’uomo. Che aggiunge, a proposito del suo lavoro: "Da Antonio ero un po’ di anni fa, ma adesso ho un negozio di frutta proprio davanti all’ospedale". E soggiunge: "Guarda, voglio regalartene un po’, però tu fammi pubblicità". Apre il cofano di un’utilitaria bianca, alla cui guida è un uomo dell’apparente età di 60 anni, e in un balzo una scatola di meloni è nel baule della mia Opel. Confuso e sollecitato  nell’umana avidità, non penso affatto che non può essere lui ad aver intonacato casa mia. Il tipo rincalza: "Guarda, te ne regalo dell’altra. Però fammi pubblicità". E in un attimo spunta una scatola con dieci confezioni di fragole. E poi mi mette nel baule una terza scatola, un misto di banane e pomodorini. Colpito da tanta generosità da parte di una persona che non mi sembra di conoscere, ma che temo di non ricordare, dico: "No! E’ troppo!". E lui: "Vorrà dire che queste me le paghi". In tasca ho giusto 60 euro, lo so perché 50 mi servono per pagare, al rientro a casa, la donna che pulisce e stira. Faccio per allungare i 10 euro. Lui pretende i 50. Capisco che tira una brutta aria. Mi rende 30 euro. Protesto: assurdo pagare 20 euro quattro banane e quattro confezioni di pomodorini, visto che il resto era in regalo. E non ho più di che pagare la signora senza passare dal bancomat. Dico che non se ne fa niente, che rivoglio i 50 euro, che si riprenda tutto, o lo denuncio. Apre di nuovo l’auto e mi dà un’enorme scatola con 14 confezioni di pomodorini. E chiede: "Così va bene?". Rispondo di no. Tira fuori dall’auto una manciata di monete, che stima in 10 euro. Non sono più di cinque. Protesto di nuovo, dicendo che mi servono almeno cinquanta euro. Altra manciata di moneta, sale in macchina e fa cenno al socio di andarsene. Alla fine sono rimasto in debito con la signora di 2 euro. Poteva andarmi peggio. A casa ho guardato gli "acquisti": un po’ in là i meloni, ancora commestibili le banane, fragole quasi al limite, e sulla soglia tra il maturo e il degrado le 18 confezioni di pomodorini. Li ho dati alla signora perché ne facesse subito una passata, e siamo andati a pari. Da dove venisse la merce, non ho idea: nessuna etichetta. Evidentemente qualcuno con queste truffe volanti ci vive. Magari dietro c’è la stessa mafia dei fiori che sfrutta i cingalesi ai semafori. O magari agiva in proprio. In ogni caso, bisogna stare attenti. La crisi aguzza l’ingegno, e l’Italia è il paese dove pochi furbi vivono alle spalle di una maggioranza di gonzi. Qui senza alcun riferimento politico.

Valerio Crugnola

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