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Padre Franco e la comunità che si prepara al Natale

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19 dicembre 2013

Cari amici che mi seguite dall’Italia,

vi scrivo da Tumaco dove ormai mi trovo da quasi 7 anni e dove continuiamo la nostra attività di promozione e accompagnamento di piccole comunitá di adulti, di giovani e di bambini.

Da più di un anno sono iniziati i dialoghi di pace tra il governo ed il principale gruppo guerrigliero del paese. In questo tempo sono arrivati ad un accordo su come fare una riforma agraria e sulla partecipazione in politica degli ex-guerriglieri. Attualmente stanno trattando il tema di cosa fare con le migliaia di persone  che lavoravano con la coca per mantenere la guerriglia. Poi resteranno altri due temi da discutere. Si spera che in un altro anno di dialoghi si possa arrivare a firmare una pace.

Mentre non si firma, l’esercito sta continuando ad uccidere guerriglieri e la guerriglia sta continuando a fare attentati contro lo stato.

In ottobre per esempio in Tumaco siamo rimasti per 20 giorni senza energia elettrica a causa di  una serie di attentati contro le torri di alta tensione, cosa che significa gente senza lavoro, perdite economiche, sere al buio, difficoltá con ogni tipo di attivitá organizzativa serale. Continuano le bombe e le uccisioni quasi quotidiane nella nostra cittá. Ieri un ragazzo di 16 anni del nostro quartiere.

In questi giorni di vacanze natalizie sono qui con noi tre giovani comboniani in formazione che studiano in Bogotá. Uno è ugandese e gli altri due sono congolesi.

Nella nostra congregazione i giovani europei in formazione sono rimasti pochissimi mentre sono in forte aumento i Comboniani di origine Africana. Fra qualche decennio se le cose continuano cosí la grande maggioranza dei Comboniani saranno Africani, segno di una Chiesa Africana che é cresciuta e va per il Mondo annunciando il Vangelo.

A proposito di Chiesa quest’anno sono fra i tanti contenti del Papa latinoamericano che é giunto a Roma. Le sue parole ed i suoi gesti fanno sperare molto bene e si respira un aria nuova, un desiderio di riforma, di tornare alla freschezza del Vangelo, di liberarsi da tante strutture che paralizzano il cammino ecclesiale.

Ho letto con piacere la sua prima enciclica, scritta in novembre: se non l’avete letta, fatelo che vale la pena: é piena di speranza, di libertá,  di gioia, di fedeltá alla proposta liberatrice di Gesú, di voglia di vivere, di far festa, di costruire un mondo nuovo: ce n’era bisogno!

La seconda settimana di gennaio andró a Bogotá per una settimana di silenzio e preghiera. E’ un tempo che ci regaliamo ogni anno per rinnovare dentro di noi la voglia di vivere e di lottare con Gesú, la capacitá di credere negli altri, il gusto di  credere   nella luce in qualsiasi situazione di oscuritá si viva.

In questi giorni stiamo vivendo la Novena di Natale. Mentre in altre parti del mondo la festa si celebra da Natale in poi, qui la festa si celebra dal 16 al 25.

E’ stata un po’ laboriosa la preparazione. Ogni piccola comunitá ha preparato il materiale di riflessione di una delle nove sere. La sera del 16 abbiamo fatto la apertura della novena concentrandoci tutti insieme. Poi ogni piccola comunitá é partita cantando verso il settore dove vive e dove ogni sera si ritrova.

Ed ogni sera la gente canta molti canti allegri e ritmati, dedica un tempo alla riflessione, poi canta e canta  ancora e finisce mangiando e bevendo qualcosa insieme.

Sono come piccoli laboratori di pace e di gioia, di speranza e di voglia di vivere, di dirsi l’un  l’altro che un altro mondo é possibile, é accendere una candela in mezzo all’oscuritá di questo popolo in guerra e che ogni giorno lotta per sopravvivere. Gesú che nasce tra i poveri ha una forza  che trascina. Dopo la fatica della preparazione della novena, in questi giorni sono rilassato e partecipo ogni sera in una delle novene lasciandomi contagiare dalla gioia popolare dell’attesa del Pricipe della pace.

Che possiate anche voi tutti sperimentarla

Buon Natale

Un abbraccio

Padre Franco Nascimbene

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