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Pallavolo giovanile, nessuno tutela le nostre ragazze

pallavolo generica
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31 maggio 2017

Salve direttore

vorrei rispondere alla signora che ha scritto per avere pagato lo svincolo delle figlie da una società di pallavolo. Purtroppo cara signora so benissimo cosa ha provato perché la stessa cosa è successa a me con la sua stessa società. La storia di mia figlia è iniziata nel 2014 quando a circa metà anno della stagione sportiva mia figlia allora 14 enne stufa di umiliazioni e insulti da parte dell’allenatore decide di lasciare la squadra. Alla mia richiesta di poter fare gli allenamenti in un’altra società mi viene concesso il nulla osta per gli allenamenti ma nessuna possibilità di poter entrare in campo neanche per tornei o amichevoli così di fatto fino alla fine della stagione mia figlia non ha potuto giocare da nessuna parte.

A giugno inoltro domanda di svincolo per trasferirla nell’altra società e mi viene richiesta una somma da pagare, 900 euro per una ragazzina che ha giocato in under 14: è la loro valutazione.

Pago la prima rata di 450 euro e mia figlia passa in prestito all’altra squadra per un anno ma con l’accordo che l’anno successivo al saldo delle altre 450 euro sarebbe passata in via definitiva. Purtroppo mia figlia si infortuna ad un ginocchio e non può allenarsi o giocare per tutta la stagione. L’anno seguente la cara Pallavolo Vergiate decide di tesserarla di nuovo non rispettando le nuove regole dell’obbligo d’inserimento della visita agonistica, inserendo una data fasulla.

A poco è servito rendere partecipe della situazione la Federazione Pallavolo​ Varese e di nuovo mi sono trovata da sola a risolvere la situazione. Contatto un avvocato sportivo che mi dà consigli sul da farsi e finalmente riesco ad ottenere lo svincolo definitivo, naturalmente senza pagare la seconda rata in quanto pur di tesserarla il Vergiate aveva infranto le regole del regolamento.

Quello che mi fa più dispiacere cara signora è che nessuno tutela le nostre figlie, le regole valgono solo per le società, le atlete non hanno diritti ma solo doveri e spesso qualcuna è costretta ad abbandonare per sempre lo sport che ama. Questa è una vergogna: lo sport dovrebbe essere divertimento invece finisce per essere un dispiacere. Le sono vicina e so che anche altri genitori si sono trovati nella nostra situazione ma continuano a permettere che i loro figli siano usati a piacimento di qualche società poco seria.

Lettera firmata

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